giovedì 14 aprile 2011

venerdì 15 aprile, h. 20

Montale per l'Africa, via di Bravetta 545,
Concerto per il Kenia


giovedì 7 aprile 2011

Tre morti al giorno tra chi fugge dall’Africa verso l’Europa.

di Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto
Dal 1988 a oggi sono 23.000 i morti in mare lungo le rotte che dalle coste settentrionali dell’Africa vanno verso l’Europa, la Turchia e le Canarie. La stima è confermata dalle cifre fornite da Italia- razzismo, dal sito Forteresse Europe, dal coordinamento di organismi di ispirazione religiosa (Acli, Federazione delle Chiese Evangeliche, Centro Astalli, Caritas, Comunità di Sant'Egidio, Fondazione Migrantes) e da agenzie di stampa internazionali.
Le cifre si traducono in un dato impressionante: 2,7 morti al giorno lungo questo arco di tempo: negli anni di più intensa migrazione dalla sponda sud del Mediterraneo (2006-2008), i morti sono stati più di 5 al giorno. Questa drammatica contabilità dice solo una parte delle dimensioni reali della tragedia: si deve ricordare che una percentuale elevatissima (intorno al 50%) di quei morti vanno classificati come “dispersi”, ovvero cadaveri mai più ritrovati, senza un nome e una tomba. D’altra parte, il numero complessivo dei morti è calcolato per difetto: di molti naufragi e di molte partenze, non esiste documentazione. Siamo in presenza di un’autentica strage, che si riproduce da decenni.

martedì 29 marzo 2011

Lampedusa, intervista a un ragazzo tunisino.


La testimonianza, raccolta dagli attivisti della Campagna Welcome, descrive la condizione dei migranti, per lo più tunisini, che si trovano a Lampedusa in condizioni disumane.
Abdel, volto giovane ma segnato dalla stanchezza, è arrivato sull’isola la sera del 20 marzo dopo un viaggio di 18 ore; sull'imbarcazione c'erano 350 persone, tra cui diverse donne e 5 bambini molto piccoli. Ii bambini con i familiari sono stati trasferiti in strutture d’accoglienza, mentre lui e i suoi compagni sono stati abbandonati a se stessi.
Ci spiega che la situazione in Tunisia rimane drammatica e non offre prospettive: la stragrande maggioranza vorrebbe andare in Francia, dove molti hanno parenti e conoscenti che da tempo gestiscono attività economiche.
Attualmente la polizia non controlla le coste tunisine, come faceva durante il governo di Ben Alì: ora è possibile partire con una barca pagando 2.000 dinari (1.000€).
Abdel racconta che in questi giorni non è stato assistito in alcun modo: «le persone arrivate con me dormono per strada da più di sette giorni, in posti di fortuna, esposti al freddo e all’umidità della notte e sono costretti a procurarsi del cibo presso i bar e ristoranti dell’isola, perché quello che viene dato ai profughi è molto scadente ed anche insufficiente». «Le persone di Lampedusa…tutto bene» dice il ragazzo e sorride , «sono brave! un grazie per tutto a loro».

Intervista del 28 marzo 2011

domenica 27 marzo 2011

Le rivoluzioni nel Mediterraneo ed i reazionari della sponda nord


I ministri della destra al governo agitano l’immigrazione come spauracchio politico ed annunciano sventure "fondate" su numeri buttati lì a casaccio: «invasione di 300 mila profughi» (Frattini), "esodo biblico" e "Tsunami umano" (La Russa e Maroni).
Se rileggiamo in sequenza i titoloni di prima pagina di Libero, Il Giornale e La Padania comprendiamo la costernazione con cui i nostri governanti vivono questi cambiamenti storici. “Maroni: stop all’invasione” (11 febbraio). “Travolti dall’orda. E l’Ue dorme. Crisi senza precedenti, un altro Muro di Berlino. Respingimenti impossibili senza la collaborazione della Tunisia. Sempre più elevato il rischio infiltrazioni di Al Qaeda” (15 febbraio). “Maroni: Libia, pericolo Al Qaeda” (25 febbraio). “Maroni: l’argine sta crollando” (8 marzo).
Il ministro dell'interno semina il panico e sposa la propaganda di Gheddafi, sia quando accusa gli insorti di essere terroristi, sia quando minaccia l’assalto dei profughi alle coste europee. Il governo ignora gli sviluppi positivi che possono venire dalle rivoluzioni democratiche della sponda sud del Mediterraneo: dopo la cacciata dei dittatori-amici, i reazionari si sono asserragliati sulla sponda nord.

venerdì 18 febbraio 2011

Forse scelte tre aree per le tendopoli Rom, tra cui Massimina

Scritte razziste a Bravetta
Protestano i presidenti dei municipi: "Nessuno ci ha informato"
"Non mi ha chiamato nessuno - dice Sandro Medici (10° Mun.) - ma le tendopoli sono l'ennesima dimostrazione dell'inconcludenza e della cialtroneria con cui il sindaco gestisce questo problema. ". Sulla stessa linea Fabio Bellini, minisindaco pd del XVI: "Non si può pretendere qualcosa se non si concerta nulla. Se le indiscrezioni venissero confermate, comunque, l'area dovrebbe essere quella nei pressi di via della Pisana, davanti al Consiglio regionale".
I consiglieri comunali vogliono sapere dal sindaco "dove sono andati a finire i 30 milioni e passa già stanziati per un piano nomadi che finora non ha prodotto nulla. Domande cui Alemanno deve rispondere prima di chiedere ulteriori risorse: si tratta di soldi pubblici ed è perciò necessaria un'operazione trasparenza attraverso il rendiconto puntuale delle spese effettuate".

mercoledì 9 febbraio 2011

lunedì 7 febbraio 2011

I rom dall’invisibilità alla tragedia, di Laura Boldrini


Dei soccorritori cercano di confortare la madre dei 4 bambini.
Quattro bimbi rom tra i due e gli undici anni muoiono tra le fiamme ed è colpa della “burocrazia”, cioè non è colpa di nessuno. Sono i figli dell’emarginazione e della povertà, costretti a vivere nascosti nei posti più degradati perchè nessuno li vuole. Più sono invisibili, più vengono lasciati stare. E in questa corsa al ribasso aumentano i rischi di un’esistenza al limite. I rom, anche se bambini, non suscitano i buoni sentimenti di una società che stenta a valorizzare le differenze e le culture delle minoranze. Una società che però dei Rom raramente conosce le origini e la storia, la cultura e le usanze ma che identifica questo gruppo basandosi unicamente sui peggiori pregiudizi: ladri di bambini, ladri di appartamenti, sporchi, bugiardi etc. Pregiudizi alimentati anche da messaggi politici che parlano costantemente di “emergenza Rom”, trattando quindi la questione prevalentemente in termini di ordine pubblico, e da una stampa che sul tema ha la tendenza a cedere il passo al sensazionalimo. Nonostante in Italia i Rom siano solo circa 150 mila, la metà dei quali cittadini italiani.