domenica 10 luglio 2011

AD OSTIA, ENNESIMO SGOMBERO DI UN CAMPO ROM.

IL DIRETTORE DELLA CARITAS LOCALE SCRIVE AD ALEMANNO
Una reazione indignata e ferma contro la politica degli sgomberi dei campi Rom della giunta capitolina arriva da don Franco De Donno, della Caritas di Ostia e in una lettera aperta al sindaco denuncia lo sgombero del piccolo campo Rom a Ostia Ponente. "Sono solo state smantellate «delle povere tende e poche masserizie – denuncia il prete – senza per nulla indicare una adeguata alternativa»".
Il direttore della Caritas manifesta al sindaco il proprio «sgomento», «tanto più profondo in quanto da vario tempo abbiamo iniziato un percorso di dialogo fruttuoso con l’Assessore Lodovico Pace e con i Vigili Urbani del XIII Municipio: con varie assemblee dei Rom e con una metodologia di “rete” nutrivamo solide speranze per il raggiungimento di una serena emersione e di una dignitosa inclusione e integrazione alloggiativa e lavorativa, come già avviene in varie città di Italia, avendo avuto la disponibilità di una convinta e responsabile collaborazione dei nostri Rom». Invece, quelle ruspe e quel camion «non sgomberavano soltanto quelle poche e povere masserizie, ma anche e soprattutto le speranze di un progetto alternativo tanto faticosamente ma decisamente avviato con le Istituzioni locali».

I bimbi rom e le loro sudate pagelle

Hanno finito la scuola nonostante tutto, sono stati promossi nonostante tutto. Sono le storie di George, lonut, Valeriu, Riccardo, Daniela, Maria, Florina, bambini rom che vivono in situazioni impossibili, tra sgomberi e viaggi lunghissimi per arrivare a scuola, a volte viaggi di un'ora e mezza. Eppure hanno continuato e per loro l'imparare è diventato il traguardo che rappresenta una garanzia per il loro futuro; tra pochi giorni potranno ricevere le "pagelle", potranno finalmente dire "mi hanno promosso" e questa promozione ha un valore così diverso dal nostro, non è solo l'ammissione ad una classe superiore è il sentirsi capace, sentirsi riconosciuto e finalmente apprezzato.

Maria e Florina hanno frequentato la terza media e ora stanno facendo gli esami: raccontano ogni giorno quale prova hanno fatto e sono felici di poter dimostrare tutta la loro voglia di imparare. Ogni giorno per loro è stata un'impresa continuare a frequentare, spostandosi da varie parti della città, spesso sono andate a scuola anche nelle mattine in cui la famiglia veniva sgomberata, senza sapere dove poi l'avrebbero ritrovata e hanno dimostrato che nulla può fermare la crescita e l'apprendimento di chi vede nella scuola l'unico ambiente in cui sentirsi parte di un gruppo.
Hanno imparato nomi e concetti nella lingua italiana, leggono e scrivono in lingua italiana, conoscono poesie e poeti italiani, ma pochi italiani hanno riservato loro sguardi benevoli. Ora stanno cambiando gli occhi di chi li guarda e anche i loro occhi sono più fiduciosi e sereni; con l'aiuto dei volontari della Comunità di Sant'Egidio e della scuola sanno leggere, scrivere, studiare. Cose apparentemente semplici che per questi ragazzi e questi bambini diventano una ricchezza con la quale potranno viaggiare verso una vera società interculturale.
Assunta Vincenti Il Fatto Quotidiano 2011

mercoledì 15 giugno 2011

20 giugno h. 20 con i rifugiati


20 giugno 2011 h. 18.30 ex Terminal Ostiense Concerto per la Giornata Mondiale del Rifugiato con Paolo Rossi, Tetes de Bois, Acustimantico, Francesco Di Giacomo e altri. Un appuntamento significativo che merita di essere segnato, segnalato, passato di mano; per la questione di cui tratta e per la fatica generosa e misconosciuta di quelli che l'hanno promosso. Parla di rifugiati. Sperando che tutto ciò aiuti chi è nato qui e viene considerato cittadino di serie b e chi non viene considerato proprio.

lunedì 6 giugno 2011

Concluso con successo il corso di italiano per immigrati

lunedì 6 giugno, dalle ore 18 alle ore 20, davanti alla scuola Oberdan, rinfresco per la conclusione annuale del corso di italiano per immigrati.

Un'occasione per conoscere gli insegnanti ed alcuni dei partecipanti e per comunicare l'importanza che il quartiere attribuisce a questo decisivo canale di fraternizzazione. Arrivederci al prossimo ottobre!



“Monteverde antirazzista” da due anni organizza corsi d’italiano L2 su tre livelli, dalla alfabetizzazione a un livello assimilabile a quello A2 del quadro europeo. La particolarità di questa esperienza è che i suoi corsi, pur affidati al lavoro di insegnanti assolutamente volontari, si tengono la sera presso una scuola elementare e dell’infanzia del quartiere, che ha inserito l’iniziativa nel POF, grazie al fattivo interessamento di alcuni insegnanti e genitori e alla piena disponibilità della direzione.(Oreste Tappi)

sabato 4 giugno 2011

Nuova tragedia del Mediterraneo


Sosteniamo la richiesta rivolta da Nichi Vendola al Presidente della Republica di una giornata di lutto nazionale per questo nuovo triste episodio nel Mediterraneo.

Nella notte di mercoledì 1 giugno un barcone in avaria con a bordo oltre 700 persone dirette in Sicilia è stato avvistato al largo della Tunisia. La Guardia costiera e l’esercito tunisino hanno tratto in salvo oltre 570 persone, mentre altri 200 profughi risultano dispersi in mare. I profughi sarebbero di nazionalità asiatica, africana e tunisina.
"Cercavano di venire qui perché fuggivano «solo» dalla fame o anche, viste le tensioni etniche e le guerre tribali e religiose che sconvolgono i loro Paesi, dalle persecuzioni politiche? Erano profughi da accogliere (sia pure di malavoglia) o clandestini da ributtare sbrigativamente sulla loro sponda? ..... Il rapporto dell'Onu sulle migrazioni del 2009 dice che chi lascia oggi il Terzo mondo per venire in Occidente vede in media «un incremento pari a 15 volte nel reddito, un raddoppio dei tassi di iscrizione alle scuole e una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile»: cosa che spingerebbe chiunque di noi, al posto loro, con la crisi paurosa che affonda l'Africa abbandonata al suo destino, a tentare l'avventura." (Gian Antonio Stella, dal Corriere della sera)

...ogni discorso sull'immigrazione, sui profughi e sui viaggiatori (i "clandestini"!) che non rinunci del tutto alla nostalgia per una fraternità umana, viene tacciato subito di buonismo, cioè di una bontà di maniera. E messo a tacere dalla frase definitiva: "Prenditeli a casa tua!" La frase è cattivista, ma ha una sua utilità, e non è affatto imbattibile. Non solo perché ci sono molte persone che se li prendono, "a casa propria". Ma mi interessa che cosa fanno gli altri, che cosa facciamo noi altri. Avere una casa propria, e "una stanza tutta per sé", è ancora un gran privilegio sul nostro pianeta, ma è anche una condizione preziosa di libertà e di civiltà. I privilegi, anche quelli che non implicano una soperchieria diretta sulla povertà altrui, sono a rischio. I nostri pezzi grossi si riempiono la bocca di parole tolte al loro contesto reale. Berlusconi, Dio lo perdoni, ammoniva sullo "tsunami umano" che ci sta travolgendo; e in Tunisia sono entrati 200 mila profughi dalla Libia. Così è per la parola "invasione": "È una vera e propria invasione!". No, naturalmente. Non è un'invasione vera e propria. Ma le invasioni succedono davvero, sono successe al tramonto di altri imperi, e quando succedono, abbiano una ragione o no (se la fanno, una ragione), entrano senza bussare.
Finché dura, assottigliandosi, l'età del nostro privilegio, piuttosto che gridare "Fuori dalle palle!", conviene versare il nostro modesto contributo supplementare per l'usufrutto del metro quadrato che ci è toccato in sorte. Se non siamo tipi da spartire il mantello col povero che trema, e anzi per tenercelo, il mantello, regalargli un cappotto in saldo, prima che gli venga un'altra idea. Spendere qualche energia e qualche soldo in aiuti, prima di rovinarsi in guardie giurate. Ho detto che conviene: se poi ci riuscisse di farlo con una specie di gioia, sarebbe fantastico. (Adriano Sofri da Repubblica)

lunedì 9 maggio 2011

Ostiense: solidarietà con gli afgani

Comunicato di Massimo, dal sito di Andrea Catarci- 8 maggio 2011
Con un pranzo a base di riso ai calamari e verdure miste, in un clima estivo e festoso, si è conclusa alla Stazione Ostiense la tre giorni di solidarietà organizzata dall’Associazione Brigata Garbatella, affiliata alla Protezione Civile, da Medu (Medici per i Diritti Umani) e dal Municipio Roma XI. Nelle giornate precedenti si è effettuata la raccolta dei generi di prima necessità, soprattutto vestiario, lamette da barba, detergenti e disinfettanti, che sono stati distribuiti in quantità, grazie alla buona risposta all’appello tanto di singoli ed associazioni di Garbatella come di altre realtà cittadine. Un ringraziamento particolare va alla Scuola Popolare Piero Bruno di Garbatella e a Casa Africa di San Lorenzo, per l’impegno e il contributo fornito.
Con l’approssimarsi della stagione estiva la situazione dei circa 120 afghani rischia di peggiorare ancora, ma la Giunta Alemanno si ostina a non dare alcun segnale di presenza e di interesse. Come per le altre categorie deboli della città, anche per i rifugiati l’unica politica che il Sindaco è in grado di attuare è quella dell’inerzia voluta e perseguita furbescamente come strategia, così da far peggiorare a tal punto la situazione, in particolare sotto il profilo igienico-sanitario, da poter poi avere una giustificazione per un’eventuale azione di forza, ovviamente senza alternative. A farne le spese le persone in carne ed ossa, tanto i migranti trattati alla stregua di bestie e che si finge siano invisibili quanto i nativi, che nelle vicinanze sono costretti a subire un uso improprio del territorio. Si risolva l’attuale emergenza alloggiativa per chi fugge da uno scenario di guerra qual è l’Afghanistan e, per il futuro, si strutturi sul posto un servizio di prima accoglienza, informazione ed orientamento, come da richiesta ripetuta da Associazioni e Municipio Roma XI.
Andrea Catarci, Presidente Municipio Roma XI

giovedì 5 maggio 2011

Forlanini, restano ancora 70 ragazzi afgani.

Dei 150 stranieri che fino alla fine di febbraio occupavano due reparti in un edificio dell'ospedale Forlanini, sono rimasti solo settanta afgani. All'ingresso, due vigilantes della sicurezza dell'ospedale fanno entrare solo quelli che sono sulla lista. Gli altri sono stati trasferiti nel "Centro della pace" a Grotta Celoni, che li ha accolti nel periodo dell’emergenza freddo.
I 70 "regolari" sono gli unici ad avere lo status di rifugiati, un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che ha permesso loro di restare nelle strutture dell'ospedale, ma senza alcuna gestione né supporto economico. Sono seguiti da una mediatrice culturale e dall’associazione Medu, Medici per i diritti umani, che fornisce da mesi assistenza.
Manca la luce nei bagni. Mancano i materiali per la pulizia degli alloggi, che dovrebbe essere autogestita, con la conseguenza di pessime condizioni igeniche e rischi di infezioni.
Molti ragazzi dormono per terra a causa della mancanza o insufficienza di reti, materassi,lenzuola, federe, cuscini, materiali per la pulizia personale (asciugamani e sapone).
Manca inoltre una mensa (l'obbligo di rientro alle 21 rende difficile l'uso di mense esterne). (G. Panuccio)