giovedì 1 settembre 2011

LAMPEDUSA: LA PRIGIONE DEI BAMBINI


di Fabrizio Gatti - L'Espresso 1 settembre
Il racconto di Lampedusa deve incominciare da loro. Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall'Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell'isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L'inviato dell'Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlare (1 settembre 2011). Non dorme nessuno stanotte. Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E' un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso. Infatti non grandina. Sull'isola di Lampedusa d'estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque. Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole. Sono sbarcati alle quattro e un quarto del mattino, sabato 6 agosto. A quell'ora Omar è apparso sul molo con i due fratellini. Lui era stretto nelle braccia del papà, scappato con la moglie dalla guerra. I genitori, emigrati dal Sudan in Libia anni fa per lavoro, li hanno protetti dagli spari, dalle bombe e dalla fatica della traversata. E' sopravvissuto sano e forte, Omar. Uscirà invece di qui, quando uscirà, con una brutta ustione alla coscia destra. Una notte uno dei
dipendenti assunti per l'emergenza, che la retorica si ostina a chiamare volontari, l'ha messo sotto l'acqua bollente.
Voleva lavarlo. Si è sbagliato.
Cose che succedono nella prigione dei bambini: qui tutto è precario, tutto è pericoloso.
E' per questo che i bambini non andrebbero mai rinchiusi in un posto così. C'è anche la piccola Chideria. Nata in Libia il 6 maggio 2011, è l'unica sopravvissuta tra i bimbi del suo barcone approdato il 4 agosto. I piccoli compagni di viaggio sono morti uno dopo l'altro. Chideria l'hanno liberata con i genitori nigeriani soltanto dopo tre settimane.
Così piccola si è fatta 20 giorni di reclusione. Si è anche ammalata. Un certificato sanitario di Medici Senza Frontiere che riscontrava sintomi persistenti di bronchite, pus dagli occhi e punture da insetto multiple è rimasto inascoltato fino a mercoledì 24 agosto. Sono stati necessari l'esposto di un avvocato, Alessandra Ballerini, legale dell'associazione Terre Des Hommes e l'intervento del Tribunale dei minori di Palermo.
Altri due minorenni, 16 e 17 anni, sono stati feriti dalle pietre lanciate dalla sezione adulti durante la rivolta notturna di martedì scorso. E proprio in queste ore c'è preoccupazione per un caso sospetto di tubercolosi: una donna tunisina, trasportata in elicottero a Palermo, tossiva sangue. E' il secondo caso questa estate. A fine agosto sono 225 i bambini e gli adolescenti rinchiusi da settimane nelle due strutture di detenzione di Lampedusa: 111 nel "Centro di primo soccorso e accoglienza" di Contrada Imbriacola, 114 nella base in disuso dell'Aeronautica militare. A poche decine di metri dai radar di scoperta aerea e di difesa antimissile. E dai campi elettromagnetici.

Fabrizio Gatti - L'Espresso -

mercoledì 10 agosto 2011

La battaglia dei "fuori legge" per la legge

Si chiama Ivan l’ultimo eroe dell’Italia. Ha 26 anni, studia ingegneria al politecnico di Torino e per pagarsi le tasse universitarie raccoglie i pomodori nel Salento, in Puglia. Ha la pelle scura, viene da Camerun. È diventato il paladino dei diritti dei braccianti agricoli stagionali di Nardò, quelli che raccolgono i pomodori che arrivano sulle nostre tavole.
Chiede diritti per sé e per gli altri. Chiede giustizia e rispetto come esseri umani e come lavoratori: “Vogliamo contratti veri. Vogliamo un salario dignitoso. Vogliamo che il prezzo dei cassoni sia proporzionale al rendimento e al nostro sforzo. Non vogliamo più trattare con i caporali. Vogliamo più controlli nei campi”.
Insomma chiede che in Italia lo stato di diritto valga anche per loro. Per questo lo hanno minacciato di morte. Ma Ivan dice di non avere paura. E non intende fermarsi.
Ancora una volta in Italia le battaglie per i diritti le fanno loro, gli immigrati, anche quelli che amiamo chiamare clandestini, cioè quelli che per la nostra legge sono fuori legge.
di Daniela de Robert di Art. 21

giovedì 4 agosto 2011

Flussi migratori e diritti dei migranti.

Il 2 agosto il Senato ha approvato il "decreto rimpatri" per recepire la direttiva europea relativa al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
In effetti ha cambiato la normativa in peggio, estendendo a 18 mesi la permanenza nei CIE. Inoltre non sono state rafforzate le garanzie e i diritti dei soggetti trattenuti, né è stato previsto un miglioramento delle condizioni di vita nei Centri- luoghi che hanno dimostrato di non garantire nè accoglienza nè sicurezza.
Inoltre ha adottato il rimpatrio volontario dei cittadini stranieri irregolari come ultima opzione, ma insistendo con i rimpatri forzosi- dimostratisi ad oggi del tutto inefficienti.
Servono invece disposizioni per incoraggiare il rimpatrio volontario, garantendo il ritorno nel paese d'origine se non sussistono rischi per la vita e libertà del migrante e nel rispetto della dignità di ogni essere umano.

martedì 2 agosto 2011

L'Italia irresponsabile con i migranti


1° agosto: una giornata nera per il nostro Paese, totalmente inadeguato ad affrontare l'immigrazione.
Da una parte il drammatico spettacolo dei 25 corpi allineati in sacchi di plastica sul molo di Lampedusa, dall’altra le proteste nei centri "di accoglienza" di Bari e Capo Rizzuto.
Le amministrazioni locali, senza poteri nè mezzi economici, non sono in grado di gestire le aspettative e le proteste di persone in attesa dello status di rifugiato, esasperate perché recluse senza aver commesso reati.
Non è giusto finanziare - con ingenti stanziamenti- le missioni militari, e disinteressarsi dei migranti, soprattutto di coloro che scappano dalle guerre. (M.C.)

lunedì 1 agosto 2011

Tragedia a Lampedusa: 25 cadaveri su un barcone

Dall'inizio dell'anno i morti nel Canale di Sicilia sono almeno 1.674, un dato senza precedenti. I naufragi sono otto volte più numerosi sulla rotta libica che non su quella tunisina. Forse perché gli imbarchi sono gestiti direttamente dalle milizie del regime?

La macabra scoperta è avvenuta questa mattina all'alba, quando la Guardia costiera ha iniziato il trasbordo dei 271 passeggeri di un vecchio peschereccio libico a poco più di un miglio da Lampedusa. Li hanno trovati nella sala macchine. Erano tutti ragazzi, 25 persone. Sono morti asfissiati per i fumi del motore e per il caldo. Sarebbero morti due giorni fa, poco dopo la partenza. Il peschereccio su cui viaggiavano, una barca di 15 metri, era così sovraccarico che nonostante le loro richieste d'aiuto dalla stiva, chi stava sul ponte non aveva lo spazio per spostarsi e aprire la botola per farli uscire. La procura di Agrigento ha annunciato l'apertura di un'inchiesta.

lunedì 11 luglio 2011

Viaggio nel terzo mondo d'Italia


di Bartolo Scifo, pubblicato su Terra il 1° luglio 2011
Secondo i dati Istat relativi al primo gennaio 2011, sono presenti in Italia più di 4,5 milioni di stranieri, pari al 7,5% della popolazione totale, con un incremento, rispetto all'anno precedente, del 7,45%.
Gli immigrati irregolari potrebbero essere più di 500 mila e le rivolte ancora in corso nei Paesi nord africani hanno segnato per il 2011 un sensibile incremento.

Centinaia di migliaia di persone, fuggite dalle guerre e dalla povertà, rischiano di diventare i nuovi schiavi d’Italia, come ammonisce il sottotitolo del libro di Jacopo Storni, “Sparategli! Nuovi schiavi d’Italia” (Editori Riuniti), nelle librerie dal 29 giugno.

Il volume racconta un viaggio dal nord al sud nel ‘Terzo mondo d’Italia’, alla scoperta delle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere gli immigrati, ai margini della società e senza che nessuno gli riconosca la dignità di esseri umani.
Le nigeriane minorenni obbligate a prostituirsi a Castel Volturno, le braccianti romene di Vittoria costrette a prestazioni sessuali dai propri datori di lavoro, gli africani schiavi nelle campagne di Calabria, Lazio, Puglia, Basilicata, i rifugiati somali sotto i cavalcavia di Firenze. E ancora, i mendicanti resi storpi per elemosinare ai semafori, i vu cumprà senegalesi che scappano dalla Finanza, i profughi afghani che vivono a Roma confinati in inquietanti baraccopoli. E poi i clochard albanesi, i rom di Milano, i prigionieri dei Cie che scongiurano il rimpatrio, i carcerati autolesionisti, i facchini-servi delle cooperative della logistica del milanese, gli indiani bruciati da bande di bulli italiani. Senza dimenticare i morti sul lavoro, e quelli uccisi da un raffreddore diventato polmonite fulminante per mancanza di cure.

Jacopo Storni, giornalista, racconta in 330 pagine un intenso viaggio durato oltre un anno; l’autore raccoglie anche le voci d’intolleranza che covano tra gli italiani, dove emerge, spiega Storni: “il lato oscuro di un’Italia talvolta egoista e arroccata su se stessa, dove ognuno di noi è complice, diretto o indiretto, delle condizioni più drammatiche in cui vivono i migranti”.