domenica 4 settembre 2011

Sparategli ! Nuovi schiavi d'Italia, di Jacopo Storni

E' un buon libro. Racconta le storie estreme, di schiavitù, subite da quel 10% della popolazione immigrata che viene sfruttato da noi tutti, direttamente o indirettamente, in barba ai principi costituzionali. Sette capitoli, 330 pagine stampate a caratteri molto grandi, nelle quali l'autore descrive i luoghi che ha visitato in tutto il Paese, le persone che ha incontrato, le interviste che ha raccolto in quasi due anni di lavoro. E' l'opera di un cronista che non aggiunge troppe opinioni personali, lasciando le interpretazioni agli studiosi che ha incontrato o letto. Solo nelle conclusioni l'autore dice la sua, e mostra il candido idealismo dell'egualitarista totale. Pongo questo volume tra quelli che mi sono stati utili per capire lo stato reale del Paese. Non spiega i perché, ma descrive i fatti. Il rischio è di prenderlo per una raccolta di racconti dell'orrore. Il miracolo è di farsene influenzare al punto da cambiare il proprio comportamento quotidiano. Infine ho trovato inutile le prefazione di Mo. Quanto a Storni, immagino che sia giovane se alcuni intervistati lo chiamano "ragazzo". Allora spero che non emigri e che ci regali altri libri come questo. (recensito da Lucio)

venerdì 2 settembre 2011

IMMIGRAZIONE: raccolta di firme per la cittadinanza e il voto degli immigrati


Con il deposito in Cassazione dei testi delle due leggi di iniziativa popolare sottoscritti dagli esponenti delle organizzazioni che hanno promosso la campagna l’Italia sono anch’io, ha preso il via ufficialmente oggi la raccolta di firme per la consegna delle leggi in Parlamento. Ora ci sono sei mesi di tempo per raggiungere l’obiettivo richiesto delle 50.000 firme in calce a ciascuna delle due proposte di legge che riguardano la riforma della legge sulla cittadinanza e il voto degli immigrati alle elezioni amministrative.
La campagna è promossa da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.
Scopo della campagna è riportare all’attenzione dell’opinione pubblica e del dibattito politico il tema dei diritti di cittadinanza e la possibilità per chiunque nasca o viva in Italia di partecipare alle scelte della comunità di cui fa parte.
http://www.litaliasonoanchio.it/

giovedì 1 settembre 2011

LAMPEDUSA: LA PRIGIONE DEI BAMBINI


di Fabrizio Gatti - L'Espresso 1 settembre
Il racconto di Lampedusa deve incominciare da loro. Hanno pochi anni, a volte perfino pochi mesi. Sono venuti dall'Africa sui barconi. Adesso sono rinchiusi a centinaia nel centro di detenzione dell'isola. Dove restano per settimane tra malattie, incidenti e un caldo infernale. L'inviato dell'Espresso è riuscito a entrare in questo carcere di cui nessuno vuole parlare (1 settembre 2011). Non dorme nessuno stanotte. Il mondo dei grandi è in rivolta. La stanza rimbomba sotto una grandinata di colpi. Omar comunque non sa cosa siano una rivolta e la grandine. E' un neonato, ha due mesi. Nemmeno suo fratello Hamza, 3 anni, e sua sorella Maha, 7, capiscono da dove arrivi questo rumore spaventoso. Infatti non grandina. Sull'isola di Lampedusa d'estate non succede mai. Sono i sassi che cadono contro le pareti e il tetto in lamiera. Lanciano pietre ovunque. Una notte ordinaria nel centro di detenzione per immigrati e rifugiati. Omar, Hamza e Maha sono piccoli carcerati. Da settimane non possono uscire dal recinto di filo spinato e lamiere arroventati dal sole. Sono sbarcati alle quattro e un quarto del mattino, sabato 6 agosto. A quell'ora Omar è apparso sul molo con i due fratellini. Lui era stretto nelle braccia del papà, scappato con la moglie dalla guerra. I genitori, emigrati dal Sudan in Libia anni fa per lavoro, li hanno protetti dagli spari, dalle bombe e dalla fatica della traversata. E' sopravvissuto sano e forte, Omar. Uscirà invece di qui, quando uscirà, con una brutta ustione alla coscia destra. Una notte uno dei
dipendenti assunti per l'emergenza, che la retorica si ostina a chiamare volontari, l'ha messo sotto l'acqua bollente.
Voleva lavarlo. Si è sbagliato.
Cose che succedono nella prigione dei bambini: qui tutto è precario, tutto è pericoloso.
E' per questo che i bambini non andrebbero mai rinchiusi in un posto così. C'è anche la piccola Chideria. Nata in Libia il 6 maggio 2011, è l'unica sopravvissuta tra i bimbi del suo barcone approdato il 4 agosto. I piccoli compagni di viaggio sono morti uno dopo l'altro. Chideria l'hanno liberata con i genitori nigeriani soltanto dopo tre settimane.
Così piccola si è fatta 20 giorni di reclusione. Si è anche ammalata. Un certificato sanitario di Medici Senza Frontiere che riscontrava sintomi persistenti di bronchite, pus dagli occhi e punture da insetto multiple è rimasto inascoltato fino a mercoledì 24 agosto. Sono stati necessari l'esposto di un avvocato, Alessandra Ballerini, legale dell'associazione Terre Des Hommes e l'intervento del Tribunale dei minori di Palermo.
Altri due minorenni, 16 e 17 anni, sono stati feriti dalle pietre lanciate dalla sezione adulti durante la rivolta notturna di martedì scorso. E proprio in queste ore c'è preoccupazione per un caso sospetto di tubercolosi: una donna tunisina, trasportata in elicottero a Palermo, tossiva sangue. E' il secondo caso questa estate. A fine agosto sono 225 i bambini e gli adolescenti rinchiusi da settimane nelle due strutture di detenzione di Lampedusa: 111 nel "Centro di primo soccorso e accoglienza" di Contrada Imbriacola, 114 nella base in disuso dell'Aeronautica militare. A poche decine di metri dai radar di scoperta aerea e di difesa antimissile. E dai campi elettromagnetici.

Fabrizio Gatti - L'Espresso -

mercoledì 10 agosto 2011

La battaglia dei "fuori legge" per la legge

Si chiama Ivan l’ultimo eroe dell’Italia. Ha 26 anni, studia ingegneria al politecnico di Torino e per pagarsi le tasse universitarie raccoglie i pomodori nel Salento, in Puglia. Ha la pelle scura, viene da Camerun. È diventato il paladino dei diritti dei braccianti agricoli stagionali di Nardò, quelli che raccolgono i pomodori che arrivano sulle nostre tavole.
Chiede diritti per sé e per gli altri. Chiede giustizia e rispetto come esseri umani e come lavoratori: “Vogliamo contratti veri. Vogliamo un salario dignitoso. Vogliamo che il prezzo dei cassoni sia proporzionale al rendimento e al nostro sforzo. Non vogliamo più trattare con i caporali. Vogliamo più controlli nei campi”.
Insomma chiede che in Italia lo stato di diritto valga anche per loro. Per questo lo hanno minacciato di morte. Ma Ivan dice di non avere paura. E non intende fermarsi.
Ancora una volta in Italia le battaglie per i diritti le fanno loro, gli immigrati, anche quelli che amiamo chiamare clandestini, cioè quelli che per la nostra legge sono fuori legge.
di Daniela de Robert di Art. 21

giovedì 4 agosto 2011

Flussi migratori e diritti dei migranti.

Il 2 agosto il Senato ha approvato il "decreto rimpatri" per recepire la direttiva europea relativa al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.
In effetti ha cambiato la normativa in peggio, estendendo a 18 mesi la permanenza nei CIE. Inoltre non sono state rafforzate le garanzie e i diritti dei soggetti trattenuti, né è stato previsto un miglioramento delle condizioni di vita nei Centri- luoghi che hanno dimostrato di non garantire nè accoglienza nè sicurezza.
Inoltre ha adottato il rimpatrio volontario dei cittadini stranieri irregolari come ultima opzione, ma insistendo con i rimpatri forzosi- dimostratisi ad oggi del tutto inefficienti.
Servono invece disposizioni per incoraggiare il rimpatrio volontario, garantendo il ritorno nel paese d'origine se non sussistono rischi per la vita e libertà del migrante e nel rispetto della dignità di ogni essere umano.

martedì 2 agosto 2011

L'Italia irresponsabile con i migranti


1° agosto: una giornata nera per il nostro Paese, totalmente inadeguato ad affrontare l'immigrazione.
Da una parte il drammatico spettacolo dei 25 corpi allineati in sacchi di plastica sul molo di Lampedusa, dall’altra le proteste nei centri "di accoglienza" di Bari e Capo Rizzuto.
Le amministrazioni locali, senza poteri nè mezzi economici, non sono in grado di gestire le aspettative e le proteste di persone in attesa dello status di rifugiato, esasperate perché recluse senza aver commesso reati.
Non è giusto finanziare - con ingenti stanziamenti- le missioni militari, e disinteressarsi dei migranti, soprattutto di coloro che scappano dalle guerre. (M.C.)

lunedì 1 agosto 2011

Tragedia a Lampedusa: 25 cadaveri su un barcone

Dall'inizio dell'anno i morti nel Canale di Sicilia sono almeno 1.674, un dato senza precedenti. I naufragi sono otto volte più numerosi sulla rotta libica che non su quella tunisina. Forse perché gli imbarchi sono gestiti direttamente dalle milizie del regime?

La macabra scoperta è avvenuta questa mattina all'alba, quando la Guardia costiera ha iniziato il trasbordo dei 271 passeggeri di un vecchio peschereccio libico a poco più di un miglio da Lampedusa. Li hanno trovati nella sala macchine. Erano tutti ragazzi, 25 persone. Sono morti asfissiati per i fumi del motore e per il caldo. Sarebbero morti due giorni fa, poco dopo la partenza. Il peschereccio su cui viaggiavano, una barca di 15 metri, era così sovraccarico che nonostante le loro richieste d'aiuto dalla stiva, chi stava sul ponte non aveva lo spazio per spostarsi e aprire la botola per farli uscire. La procura di Agrigento ha annunciato l'apertura di un'inchiesta.