martedì 24 dicembre 2013

Benestare, il Natale cosmopolita della comunità Ariaporu

di Walter De Fiores
BENESTARE - Mentre il Natale si avvicina, a Benestare, nella comunità Ariaporu, i ragazzi migranti non smettono di vivere assieme il fenomeno dell’aggregazione. Un paese, quello di Benestare che sin dall’insediamento dell’Amministrazione Comunale targata Rocca, ha applicato politiche sociali degne di nota, soprattutto grazie al buon lavoro svolto dall’assessore Domenico Mantegna.
Visitando quel centro, si respira subito un’aria diversa, l’integrazione e l’umanità da parte dei ben 13 educatori, danno l’impressione di vivere fuori dalla realtà che circonda e regna nella Locride.
I quasi 40 ragazzi, tra i quali 12 minorenni, di svariate nazionalità (Mali, Gambia, Nigeria, Egitto) hanno la possibilità di integrarsi a pieno con la comunità benestarese. I minorenni residenti nel centro, che prevede mensa, posti letto, attività di educazione e di insegnamento scolastico, oltre ad imparare l’italiano ogni mattina, il pomeriggio hanno la possibilità di adoperarsi in laboratori artigianali e nello svago degno e giusto della loro giovane età.
I ragazzi più grandi, molti dei quali sono stati messi a regola per potersi mantenere attraverso i lavori che gli imprenditori e le ditte di Benestare offrono, sono per lo più di origine Maliana e Nigeriana. Un mischiarsi di culture che consente oggi di guardare Benestare come la perla, assieme a Riace e Caulonia, di quella tanto acclamata aggregazione che però molti Comuni non hanno ancora deciso di sfruttare al meglio. Nota negativa che però arriva, non dai ragazzi migranti personalmente, è quella dei mancati ed arretrati fondi che, chi di dovere, fa giungere spesso e troppe volte col contagocce.
Finanziamenti che causano l’indebitamento dei Centri, come quello dell’Ariaporu di Benestare, ma che nonostante le mille difficoltà economiche, vive e sopravvive grazie all’eccellente lavoro, riguardante determinate politiche sociali, dell’avvocato e assessore Mantegna. Il quale costantemente presiede alla comunità, caricandosi sulle proprie spalle il peso e le responsabilità che giungono quasi quotidianamente e che avvalendosi, anche e soprattutto, della disponibilità degli educatori e dei collaboratori del Centro, riesce nonostante tutto, ad offrire innumerevoli confort necessari ed indispensabili al fine di garantire a questi ragazzi sfortunati, fino al loro arrivo in Italia, uno stile di vita dignitoso.
Negli anni, l’Amministrazione Comunale ha contribuito all’inserimento di questi giovani nel contesto sociale e lavorativo, infatti, appena avuta la possibilità ha offerto ai ragazzi migranti l’opportunità di lavorare all’interno del Comune, creando loro l’agevole condizione per vivere mantenendosi indipendentemente.
Un lavoro che richiede sacrificio, quello degli educatori, che però, con passione e dedizione, si sono messi all’opera aderendo a questo progetto con grande umanità, umiltà e professionalità. Questo è evidente, basta recarsi presso il Centro sito nella piazza più antica e storica di Benestare (che grazie a questa comunità è rinata) per notare, l’attaccamento, quasi materno, che i ragazzi provano nei confronti di chi con sentimento, dà oggi loro l’occasione di sentire meno distante la propria casa natia, i propri affetti familiari, ma anche le condizioni disumane in cui versavano, le guerre, la fame e la miseria che purtroppo hanno conosciuto.
L’immagine che più colpisce deriva da quelli sguardi giovani, seduti su un banco a cercare d’imparare l’italiano con una volontà mai vista prima, o il sorriso di chi sbuccia una mela e la mangia seduto sulla propria sedia mentre guarda un pallone rotolare tra i piedi dei suoi fratelli africani che ci giocano assieme ai bambini di Benestare, la gioia di chi impara a leggere e a scrivere, la felicità e la spensieratezza di chi dice “voglio diventare come Gigi Buffon”, l’amore verso chi porge loro un paio di vestiti nuovi o un paio di scarpe, verso chi gli dice andiamo a fare un giro per le vie di Benestare, verso chi sogna e basta, ed è contento di farlo. Ci si dimentica in quel contesto, che fuori c’è un altro mondo, un'altra Locride, che vive momenti economici, culturali, sociali difficili.
Quanto basta a consigliare ai lettori che per staccare (come si suol dire) la spina, non serve recarsi fuori dalle nostre zone, nelle grandi città, nelle immense campagne o sulle rive del mare, basta recarsi in quella comunità in mezzo ai quei ragazzi, dove nessuno si sentirà diverso dall’altro, la spensieratezza entrerà nel vostro animo e resteranno fuori i problemi personali, le complessità derivanti da una crisi che non è solo economica. Lì vi sembrerà di essere in un altro mondo.
Un buon Natale a tutti questi ragazzi, che possano avere la fortuna che meritano e, che grazie al lavoro svolto da tutti i dipendenti del Centro, possano continuare a sentirsi risorsa indispensabile per la comunità.

lunedì 11 novembre 2013

Immigrazione, così l'Italia butta i fondi europei

Le inchieste di Repubblica
Negli ultimi cinque anni l'Europa ha dato a Roma più di 500 milioni di euro. Aiuti per migliorare il nostro sistema di controllo e d'accoglienza. Che sono stati spesi poco e male. Dai mezzi di Frontex usati per i cortei di Roma ai milioni finiti in progetti rimasti sulla carta. Ecco perché non possiamo lamentarci sempre di Bruxelles.
di Piero Messina e Francesca Sironi
I soldi ci sono. Fermi dal 2008. Ma a Lampedusa nel centro di primo soccorso si dorme ancora per terra. Sono disponibili soltanto 300 posti per quasi mille persone. E il padiglione incendiato due anni fa è ancora lì, fatiscente, mai rimpiazzato: solo nell’ottobre scorso al ministero dell’Interno è venuto in mente di usare i fondi europei per rimetterlo in sesto.
Stessa ignavia a Bari: da tre anni giacciono nel cassetto due milioni di euro messi sul piatto dalla Ue. Dovrebbero trasformare un hotel occupato dai migranti in una struttura d’accoglienza. Ma i cantieri non sono ancora partiti. Così succede in tutta Italia. Ritardi, sprechi, soldi comunitari usati in mansioni di routine, auto pagate dall’Europa e utilizzate dai politici con scorta.
Leggi l'intero articolo http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/10/31/news/il-frontex-sprecato-1.139657

domenica 13 ottobre 2013

Siamo gli innumerevoli, di Erri De Luca

di Paolo Limonta
Dedico questo straordinario pezzo di Erri De Luca a chi si è accorto solo negli ultimi giorni che il Mediterraneo è diventato un'enorme tomba.
A chi doveva ascoltare le parole di chi ha sempre saputo e non l'ha mai fatto. A chi adesso deve decidere in fretta e non nascondersi dietro vuote parole. A chi deve chiedere scusa e ripristinare, subito, la legalità dei diritti. Cancellando leggi infami che non avrebbero mai dovuto essere scritte...
Siamo gli innumerevoli.
Lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra.
Non potete contarci; se contati, aumentiamo...
nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto siamo stati già offesi...
da qualunque distanza, arriveremo. A milioni di passi. Noi siamo i piedi.
Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l'insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.
Noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.
Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: "Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio; ma in tre giorni resuscito e ritorno."
Erri De Luca

venerdì 4 ottobre 2013

Lampedusa, un canale umanitario per evitare le stragi

Mentre ancora si contano le vittime della grave tragedia che ha visto un barcone carico di oltre 500 migranti andare a picco a largo dell’isola dei Conigli (per ora i superstiti sono 155). torna a gran voce la richiesta di istituire un canale umanitario, che permetta un ingresso protetto nei paesi europei e di fare richiesta di asilo e protezione umanitaria direttamente alle istituzioni Ue presenti nei paesi di partenza. Una soluzione che potrebbe evitare che si ripetano tragedie come le ultime sulle sponde di Lampedusa.
Lo chiedono innanzitutto le associazioni che si occupano di migranti.
“La soluzione sarebbe che l'Europa metta in campo un progetto di accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati, aprendo un corridoio umanitario protetto per chi è bisognoso di protezione internazionale, solo con strumenti di ingresso legale si possono sottrarre migliaia di disperati dalle mani dei trafficanti”, sottolinea don Mussie Zerai, presidente dell’associazione Habescia che lavora in particolare al fianco dei profughi provenienti dal Corno d’Africa.
“Non bisogna chiudere le porte in faccia a chi arriva a chiedere protezione –aggiunge -, fino ad oggi l'Europa ha pensato solo a proteggere la sua fortezza, ma quando intorno c’è tanta disperazione non c’è fortezza che tenga”.
Anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) chiede che ai migranti sia garantito un ingresso protetto. “La possibilità di richiedere asilo in Italia e nell’Unione Europea a oggi dipende dalla presenza fisica della persona nel territorio di uno stato membro –sottolinea Cristopher Hein - Ma le misure introdotte nell’ambito del regime dei visti e delle frontiere dell’Ue hanno reso praticamente impossibile per quasi tutti i richiedenti asilo e rifugiati raggiungere i territori dell’Ue in modo legale.
– Ci sono diverse modalità con cui i richiedenti asilo e rifugiati potrebbero entrare in Europa in modo regolare, ma sono poco utilizzate dagli stati europei: il reinsediamento di rifugiati da un paese di primo asilo, le operazioni di trasferimento umanitario attivate nel contesto di emergenze umanitarie, l’uso flessibile dei visti e le procedure di ingresso protetto che consentono ad un cittadino di uno stato terzo di poter chiedere asilo già nel paese di origine o di transito.
L’Italia e l’Europa devono dotarsi di questi strumenti: è un passaggio indispensabile per cercare di dare alternative alla lotteria della morte del Mediterraneo” conclude Christopher Hein..

lunedì 30 settembre 2013

Scicli, Ragusa: una strage irresponsabile

Ancora morti su una spiaggia dei nostri mari. Almeno 13 profughi annegati a pochi metri dalla spiagge di Ragusa.
Erano in 250 su quella barca, tutti desiderosi di arrivare in Germania passando per l’Italia. Perché in pochi oramai hanno ancora il desiderio di venire qua. Chi scappa dalla guerra, chi cerca fortuna, chi fugge dalla povertà, cerca altri Paesi. Più ospitali, accoglienti. In cui non siano considerati criminali ma in cui possano venire accolte le loro legittime istanze.
“Noi vorremmo soltanto essere aiutati” ha detto uno dei profughi superstite. Ma sono parole che cadono nel vuoto. Non bastano i corpi senza respiro, le parole del Papa, le denunce delle organizzazioni internazionali, le associazioni. Tutte parole, appelli che rimangono nel vuoto e che incrociano il silenzio di una classe dirigente buona solo per utilizzare la questione immigrazione per farci campagna elettorale.

sabato 29 giugno 2013

Abolire il reato di immigrazione clandestina

Mercoledì 3 luglio 2013 dalle h. 9.30 alle 12.30
Aula Magna Ospedale Forlanini di Roma, p.zza Carlo Forlanini, 1.
Le associazioni Antigone, Progetto Diritti, Roma Dakar e l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini promuovono un incontro dal titolo: "Ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato: le ragioni giuridiche e sociali per l’abolizione del reato". L'iniziativa si pone l'obiettivo di chiedere l'abolizione dell'articolo 10 bis del Testo unico sull’immigrazione, che considera reato l’immigrazione clandestina, introdotto dalla legge Maroni del luglio 2009.
La richiesta rientra nel quadro delle tre proposte di legge di iniziativa popolare dirette a introdurre il delitto di tortura nel codice penale, a modificare la legge Fini - Giovanardi sulle droghe e a ripristinare la legalità nelle carceri affollate.Nel corso dell’incontro sarà possibile sottoscrivere le tre proposte di legge.
Introduce: Arturo Salerni, Progetto Diritti. Intervengono: Danilo Leva, Responsabile Giustizia del Partito Democratico, Luigi Manconi, Presidente Commissione del Senato della Repubblica per la tutela e promozione dei diritti umani, Aldo Morrone, Direttore Generale dell’ Ospedale Generale San Camillo Forlanini, Luigi Nieri, Vice Sindaco di Roma, Mauro Palma, Presidente della Commissione ministeriale per gli interventi in materia penitenziaria, Ileana Piazzoni, Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati (SEL), Giovanni Russo Spena, Responsabile giustizia del Partito della Rifondazione Comunista, Luca Santini, Progetto Diritti e Giulia Sarti, Commissione Giustizia della Camera dei deputati (Movimento 5 stelle).

martedì 19 febbraio 2013

Emergenza Nordafrica - Chiusura il 28 febbraio.

Una circolare del Ministero dell’Interno stabilisce le regole per la fine dell’accoglienza.
Con una circolare del 18 febbraio il Dipartimento libertà Civili ed Immigrazione ha confermato che non ci saranno proroghe dell’accoglienza oltre il 28 febbraio per quasi diciottomila persone, profughi della guerra in Libia.
Il documento, sollecita (a 10 giorni dal 28 febbraio) l’attivazione dei tavoli di coordinamento territoriale, e ribadisce che i documenti sostitutivi del passaporto possono essere rilasciati solo nel caso in cui si dimostri l’impossibilità di rivolgersi all’autorità diplomatica dei vari paesi.
Ma il punto su cui si concentra tutta l’attenzione è quello delle "buone uscite", punto su cui si stanno concentrando gli sforzi di prefetture ed enti gestori in ogni città.
Dopo un miliardo e trecento milioni di euro stanziati, 46 euro al giorno per ogni profugo ospitato, con cifre astronomiche incassate da molte cooperative (non tutte) senza che mai abbiano attivato percorsi di inserimento, la proposta del governo è l’elemosina di 500 euro per abbandonare le strutture.
500 euro che serviranno per comprare un biglietto verso le periferie dei diritti, verso l’Europa di Dublino che ricaccia i rifugiati da dove hanno scelto di andarsene, verso la disperazione delle metropoli e delle province italiane, alla ricerca di un tugurio dove riposare la notte dopo giornate passate a ricercare una paga misera. Intanto chi fino ad oggi ha lucrato sulla pelle dei rifugiati dorme sonno tranquilli.
Dal sito meltingpot.org

lunedì 18 febbraio 2013

Rivolta al Cie di Ponte Galeria.

Un gruppo di ospiti del centro si è asserragliato nella struttura impedendo l'accesso dall'esterno in circa metà della centro stesso. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, personale delle polizia.
di Ambra Murè, di Paese Sera on line
Un gruppo di ospiti del centro si è asserragliato nella struttura impedendo l'accesso dall'esterno in circa metà della centro stesso. Nel corso della protesta sono stati dati alle fiamme materassi e suppellettili. Un'alta colonna di fumo si leva dalla struttura. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, personale delle polizia. L'allarme è scattato attorno a mezzogiorno.
“Inefficace, costoso e congenitamente incapace di garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali della persona”, "una struttura inadeguata ad assicurare condizioni di vita dignitose". Anche il prefetto Pecoraro, nel 2010, ne chiese la chiusura È il centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria secondo l’associazione Medici per i diritti umani (Medu).
Fughe di massa, rivolte e rimpatri inferiori al 40%. E poi spazi e attività ricreativi ridotti, bagni senza porte, assistenza sanitaria carente. Per un costo di 41 euro al giorno per "ospite".
Dati, testimonianze e storie dal più grande centro italiano per la detenzione amministrativa sono contenuti in un rapporto significativamente intitolato “Le sbarre più alte”. Il Cie di Ponte Galeria come un carcere. D’altronde ne ha l’aspetto, la struttura: le alte mura, la vigilanza e la videosorveglianza in tutte le aree comuni. Come in un carcere, le persone sono private della libertà personale. Anche se un singolare pudore linguistico non la definisce “pena”, ma “trattenimento”. “Ci chiamano ospiti – racconta Alì – ma siamo degli ospiti che non possono avere un pettine, possedere un libro o una penna per scrivere”.