giovedì 30 dicembre 2010

Da Massimina, terra di frontiera sul razzismo.


Campo rom della Monachina, nonna con nipoti.
Un primo incontro di Monteverde Antirazzista con i nomadi del campo della Monachina. Presente anche Marco Giustini, consigliere municipale. Un segnale di solidarietà dopo le mobilitazioni razziste organizzate nel quartiere dalla destra e non solo. A gennaio seguiranno altre iniziative.
"A Massimina la xenofobia sulla questione rom si copre di ipocrisia: quella dei politici locali di destra che furbescamente alimentano il clima razzista per trarne consensi elettorali, c'è l'ipocrisia di un parroco che non sa cosa vuol dire accoglienza. Poi c'è anche l'ipocrisia del PD che insegue il consenso alimentando di fatto la sensazione che l'unica uscita dal problema sia LA CACCIATA DEI ROM.
Per quanto ci riguarda cerchiamo di costruire rapporti con il vicino campo della Monachina e di aiutare qualcuno di loro ad inserirsi in progetti lavorativi, perché un altro modo di vedere il mondo noi ce lo abbiamo.

Nella foto lo sgombero di un campo rom
Bisogna calarsi nel contesto che si vive in periferia a Roma, per capirne le tante sfaccettature: il controllo del territorio a fini di consenso elettorali, la carenza di servizi, di spazi di cultura, la difficoltà di arrivare in città...... Lo straniero è visto con paura e timore, favorire una socialità basata sull'identità non fa altro che aumentare il fossato."
Alberto dell'associazione Vivi Massimina

I risultati del piano nomadi
"Messo a punto con molto clamore dal sindaco Alemanno con il supporto del ministro degli Interni, il piano nomadi rappresenta il fallimento degli obiettivi sbandierati davanti agli occhi dell'Unione europea e del'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, che più volte hanno stigmatizzato le politiche italiane sui Rom.
Emergono condizioni di emarginazione, segregazione, esclusione dal mondo del lavoro e dalla stessa società che costituiscono intollerabili violazioni dei diritti umani e in particolare dei diritti dei fanciulli, violazioni riassunte dall'espressione sintetica quanto esatta: "istituzionalizzazione di una dinamica discriminatoria".

giovedì 23 dicembre 2010

Milano: rom riammessi alle case popolari, il Tribunale ordina il rispetto degli accordi


Il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso di dieci famiglie rom alle quali il Comune aveva prima concesso e poi negato l'assegnazione di una casa popolare.
La decisione è stata adottata oggi in seguito al ricorso presentato dalle famiglie. Il Comune di Milano ed il Ministero dell'Interno per il tramite della Prefettura milanese, dopo essersi assunti un preciso impegno, si erano tardivamente rimangiati la parola per esigenze spiccatamente elettorali. Il Tribunale ha rilevato che l'esclusione di alcune persone dall'assegnazione delle case popolari, per ragioni esclusivamente legate alla loro etnia, ha carattere discriminatorio ed è quindi inaccettabile.
Immediate le reazioni del PDL, e soprattutto della Lega che punta il dito contro i giudici... dimenticando che i contratti, o non si firmano, oppure se si firmano poi si rispettano, e che questo principio vale anche se gli aventi diritto sono rom.
di Rosario Mastrosimone, giurista

martedì 21 dicembre 2010

Consigli per rendere il nostro Natale più sostenibile.


Per il cenone
1. Evita pesce spada, merluzzo, gamberi e tonno, preferisci il pesce azzurro. Attenzione anche al tonno in scatola.
2. Usa solo alimenti liberi da Ogm! Mangia cibi prodotti vicino casa, meglio se di agricoltura biologica. Evita di buttare il cibo in eccesso.
3. Per imbandire la tavola, evita i prodotti usa e getta,in caso compra solo quelli che non distruggono le foreste.
4. Consuma meno carne e ridurrai il tuo impatto sul clima.

Per gli addobbi
5. Albero di natale: non comprare un abete, addobba una qualsiaspianta.
6. Uutilizza solo luci a basso consumo.

Per i regali
7. regala un libro stampato in carta amica delle foreste.
8. Attenti ai regali hi-tech, evita quelli tossici.
9. Regala ai tuoi amici una bella bicicletta per muoversi in città.
10 Aiuta le persone in difficoltà: cassa integrati, disoccupati, senza tetto, rom! (rielaborazione da Greenpeace)

lunedì 20 dicembre 2010

Mozione di Monteverde Antirazzista presentata dal consigliere Marco Giustini alla seduta del consiglio municipale Roma XVI del 05.10.2010

Premesso

che l'attuale "Piano Nomadi" in corso di elaborazione da parte del Comune di Roma, in base a quanto emerso dalle anticipazioni di stampa, secondo Amnesty International comporta “molteplici violazioni dei diritti umani” nei confronti della popolazione Rom/Sinti;

che così come vengono concepiti nel suddetto “Piano Nomadi”, i campi sono luoghi di segregazione, di umiliazione e di limitazione delle libertà fondamentali e quindi va rifiutato lo stesso concetto di campo Rom come va prefigurandosi;

che la vera soluzione delle sofferenze patite dai popoli Rom e Sinti passa attraverso il loro inserimento in programmi di intervento sociale che consentano a tutti i loro membri di accedere al diritto ad una vera casa;

Considerato

che, d'alta parte, ai popoli Rom e Sinti viene negato in tutta Europa, e in special modo nel nostro paese, il diritto a qualsiasi forma di vita stabile, attraverso un processo di nomadizzazione coatta che impedisce la fruizione dei diritti fondamentali ed è la prima causa delle sofferenze di quel popolo; che, quindi, in tale contesto, il principio dell’accoglienza ed il diritto alla residenza devono ritenersi preminenti su ogni altra considerazione.

Il Consiglio del Municipio Roma XVI

impegna il Presidente, qualora venga stabilita nel “Piano nomadi” la localizzazione di un campo Rom nel territorio del Municipio, a proporre al Comune di Roma un’area idonea e possibilmente centrale, all’interno del Municipio Roma XVI, per la collocazione di un insediamento tale che, limitando i danni connessi a questo modello
erroneo di assistenza alloggiativa, assicuri ai nuovi residenti la stabilità abitativa, il rispetto delle strutture sociali e familiari, le libertà ed i diritti fondamentali di movimento, di ospitalità, di accesso all'istruzione e condizioni di vita dignitose, al fine di favorire la crescita del dialogo e della solidarietà all’interno della comunità territoriale.

sabato 18 dicembre 2010

I diritti dei migranti


Sono passati venti anni dall’adozione della Convenzione per i diritti dei migranti. Colpisce il fatto che a ratificarla siano stati finora solo 44 paesi. Tra questi non ci sono paesi di destinazione, paesi ricchi. Neanche uno dell’Unione Europea.

È un ritardo che dimostra l’incapacità dei governi attuali di arrivare a un sistema di regole comuni, sia per garantire i diritti sia per consentire uno rapporto equo tra paesi di origine e di destinazione. Il ritardo è ancora più grave se si pensa che per produrre quel testo, del 1990, ci sono voluti altri venti anni. Le Nazioni Unite hanno cominciato a lavorarci nei primi anni ’70.
Sono stati anni di discussione e di forte contrapposizione tra gli interessi delle economie avanzate e dei paesi in via di sviluppo, che più forniscono forza lavoro e molto contano sulle rimesse. È la stessa contrapposizione che ancora oggi impedisce una ratifica estesa della Convenzione.
Invece, le politiche di ammissione e di integrazione sono state lasciate, anche dall’Unione Europea, alle scelte dei singoli governi, spesso condizionate dalla propaganda, o al massimo a qualche accordo bilaterale. Eppure è ormai evidente che il fenomeno è strutturale, che nasce da esigenze concrete e quindi va gestito in modo realistico, mettendo al centro programmi di sviluppo, tanto per i paesi ricchi quanto per quelli poveri.
Un bene comune internazionale
Dal blog "Lavoro dignitoso" di Vittorio Longhi

venerdì 17 dicembre 2010

Reato di clandestinità, lo stop della Consulta


Non è punibile lo straniero che in "estremo stato di indigenza", o comunque per "giustificato motivo", non ha ottemperato all'ordine di allontanamento del questore continuando a rimanere illegalmente in Italia. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha così in parte bocciato una delle norme del 'pacchetto sicurezza' del 2009 relative al reato di clandestinità.
A sollevare la questione dinanzi alla Consulta è stato il Tribunale di Voghera, chiamato a giudicare sul caso di una donna clandestina più volte raggiunta da un decreto di espulsione ma che, per motivi di estrema indigenza, non aveva potuto lasciare l'Italia con i propri mezzi. Si tratterebbe, dunque, di un ''giustificato motivo'' che però non è stato previsto dall'art.14, comma 5 quater del testo unico sull'immigrazione, così come modificato dall'ultimo 'pacchetto sicurezza' del governo Berlusconi (legge 94 del luglio 2009).
Ebbene, dopo aver rilevato che il 'pacchetto sicurezza' ha aumentato nel massimo (da quattro a cinque anni) le pene per lo straniero destinatario di un decreto di espulsione adottato dopo l'inottemperanza ad un precedente ordine di allontanamento, la Corte Costituzionale censura la mancata previsione di un ''giustificato motivo''.

venerdì 10 dicembre 2010

Egitto, Sinai: hanno preso 100 di noi, aiutateci

"Hanno preso circa cento di noi e li hanno portati via. Ma non sappiamo dove! fate presto, aiutateci!". E' peggiorata improvvisamente la situazione nel nord del Sinai dove, da diverse settimane, un gruppo di 250 profughi africani viene tenuto prigioniero in catene da un gruppo di trafficanti di uomini. "La situazione e' precipitata e ora tutto si fa molto piu' complesso: dovremo riprendere da capo le ricerche per localizzare questo nuovo gruppo - commenta Roberto Malini, co-presidente del gruppo Everyone -. Il nostro timore e' che queste persone possano essere vittime del mercato clandestino di organi".
Inoltre, da una ong con base al Cairo, e' arrivata la notizia che "molte donne sono state stuprate ripetutamente dai loro carcerieri -aggiunge Malini-. anche di fronte ai loro compagni di prigionia".

martedì 7 dicembre 2010

L'infamia non ha colore

Ogni persona, di origine italiana o straniera, dev'essere sempre giudicata singolarmente, per quello che è. È la più ovvia delle frasi.
L'ha pronunciata ieri il cardinale arcivescovo di Milano.
Ci sono momenti in cui non ripetere le parole più ovvie diventa una viltà. Sia risparmiato alla nostra generazione il ritorno di quei momenti, se già non ci siamo.
Scrivo mentre le notizie sull'indagine per la scomparsa della piccola Yara si fanno incerte, e vengono in dubbio i sospetti sul giovane arrestato. E si riaccende una speranza per lei, che è la cosa più importante. Se i sospetti su un presunto colpevole sono stati precipitosamente trattati come certezze, anche della sorte peggiore di Yara si potrà dubitare.
Leggi su Repubblica il commento di Adriano Sofri

lunedì 6 dicembre 2010

Venerdì 10 dicembre, h. 17, film "Io, l'altro".

"CONTROCAMPI Altri sguardi sull'Italia presente" rassegna di film sull'immigrazione presso la Biblioteca Guglielmo Marconi - Via Gerolamo Cardano 135 Roma
Presenta il film Vincenzo Valentino, curatore della rassegna.
Venerdì 10 dicembre h. 17 proiezione del film "Io, L'altro (2007)" di Mohsen Melliti, con Raoul Bova, Giovanni Martorana; 80 min.
Yousef e Giuseppe lavorano insieme da più di dieci anni. Quando Yousef arrivò esule dalla Tunisia iniziò a lavorare su un peschereccio, è lì che conobbe quello che sarebbe diventato il suo miglior amico: Giuseppe. Dopo molti anni di sangue e sudore trascorsi sotto padrone i due amici decidono di mettersi in proprio acquistando un piccolo peschereccio usato che ribattezzano Medea. Sulle fiancate dell’imbarcazione riverniciata di fresco campeggia il nome, sia in caratteri occidentali che arabi.
Dopo i fatti drammatici dell’undici settembre, il mondo sembra essere cambiato in tutto. Ogni dimensione della vita è invasa da questa condizione di guerra asimetrica e permanente capace di gettare i suoi sospetti ovunque.

domenica 5 dicembre 2010

Incontro con Laura Boldrini



Lunedì 6 dicembre 2010 alle 19.30, presso il ristorante Basilico (Clivo Rutario 76, angolo Piazza Fonteiana) conversazione con Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e autrice del libro Tutti indietro (Rizzoli 2010).
Al termine dell'incontro, buffet e degustazione dei vini ischitani dell'azienda Pietratorcia.





Nel corso della serata sarà possibile acquistare il volume. I proventi destinati all'autrice vengono interamente destinati a borse di studio per ragazzi afgani che giungono in Italia da soli nell'ambito di un progetto del Centro Astalli di Roma.
Monteverdelegge associazione culturale
http://mvl-monteverdelegge.blogspot.com/

lunedì 29 novembre 2010

Venerdì 3 dicembre h. 17 C.A.R.A. Italia


"CONTROCAMPI Altri sguardi sull'Italia presente" rassegna di film sull'immigrazione presso la Biblioteca Guglielmo Marconi - Via Gerolamo Cardano 135 Roma
Presenta il film Vincenzo Valentino, curatore della rassegna.
Venerdì 3 dicembre, h. 17, C.A.R.A. Italia (2010) di Dagmawi Yimer.
Il documentario (50 min) raccoglie le testimonianze di alcuni migranti “ospiti” nel Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto.

Dagmawi non è nuovo a questi progetti. Etiope, da pochi anni in Italia, conosce il calvario che i richiedenti asilo vivono. Il viaggio pieno di incognite - che ha fatto dall’Etiopia all’Italia via Sahara - lo ha portato a subire o vedere violenze inenarrabili. A constatare sulla propria pelle le violazioni dei diritti umani che la Libia commette con il consenso della comunità internazionale (soprattutto dell’Italia).
Ora Dagmawi va più a fondo. Si è reso conto (sempre sulla propria pelle) che un richiedente asilo vive un analogo calvario anche quando approda in Italia. Nei centri di accoglienza i giovani richiedenti asilo vivono sospesi in un non-luogo dove si possono espletare solo le funzioni primarie. Nei centri non c’è niente, nemmeno un corso di italiano che per questi ragazzi sarebbe fondamentale.

sabato 27 novembre 2010

Comincia la campagna elettorale


Il ministro Tremonti per sostenere il governo Berlusconi- Lega punta sulla xenofobia e l'omofobia, non affronta neanche temi politici ed economici. Dio, patria e famiglia sono i suoi riferimenti culturali; l’immigrazione sarebbe il principale tema identitario dei due schieramenti, lo spartiacque tra il bene e il male.

“Loro vogliono più immigrazione, noi più ordine, loro vogliono dare il voto agli immigrati e noi no – ha spiegato il ministro tra molti applausi-. Loro vogliono dare le case popolari e il diritto agli asili agli immigrati, noi preferiamo i nostri giovani e i nostri anziani – ha continuato-, loro amano i centri sociali noi preferiamo le parrocchie, loro vogliono la famiglia orizzontale noi quella normale, loro la simboleggiano con l’anello ma qualcuno lo usa come orecchino, noi preferiamo l’anello al dito, a loro piacciono kebab e cous cous, a noi la trippa e le crescentine”.

mercoledì 24 novembre 2010

Rassegna di film sull'immigrazione


Nell’ambito delle manifestazioni interculturali la biblioteca Guglielmo Marconi di Via Gerolamo Cardano 134, presenta una rassegna di tre film dal titolo “CONTROCAMPI – altri sguardi sull’Italia presente”.
Venerdì 26 novembre h. 17
Come un uomo sulla terra (2008); durata 60' di Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene.

Primo film di una sorta di trilogia della migrazione. Documentario incentrato sulle testimonianze dell'odissea di alcuni migranti sbarcati a Lampedusa nell'estate del 2008 e, in particolare sulle violenze da loro subite nelle carceri libiche in conseguenza degli accordi tra Italia e Libia sul contrasto all'immigrazione.

lunedì 22 novembre 2010

Piano Nomadi di Roma: Alemanno chiede nuovi fondi

Il sindaco Alemanno oggi ha fatto appello al Ministro dell’Interno per lo stanziamento di nuove risorse per portare a compimento il Piano Nomadi. Questa richiesta di nuovi fondi è di fatto una dichiarazione di fallimento, in quanto con i fondi precedentemente investiti non è stato realizzato nulla di significativo. Vorrei ricordare che nel presentare il Piano Nomadi, il 30 luglio del 2009, Alemanno dichiarava che a Roma esistevano 100 campi e prevedeva la riduzione a 13 villaggi attrezzati con la sistemazione di quelli già esistenti e la costruzione di nuovi. Dopo più di un anno la situazione è che i campi abusivi sono oltre 200, gli autorizzati 21, non sono stati realizzati nuovi campi attrezzati e la chiusura di Casilino 900 è avvenuta semplicemente trasferendo le famiglie nei quattro villaggi di Camping River, Salone, Candoni e Gordiani, attualmente al collasso. Ci chiediamo, quindi, che fine abbiano fatto i milioni di euro stanziati con il Patto per Roma Sicura. Al momento, poi, non risulta nessun investimento sul piano delle politiche di integrazione dei rom. La Giunta Alemanno sta perseguendo il fine di una sicurezza solo di facciata, ma la realtà è che in questi due anni e mezzo c’è stato un aumento esponenziale dei campi abusivi e un crollo della qualità di vita all’interno dei villaggi attrezzati. (comunicato di Gianluca Peciola)

Mlano: continua la barbarie contro i rom .

La mattina del 18 novembre, sotto una pioggia battente e implacabile, polizia e carabinieri hanno sgomberato gli 80 rom rumeni che abitavano in via Fermi, a Segrate, ricco comune alla periferia est di Milano. Qui, seguiti dalla Comunità di Sant’Egidio, 14 bambini andavano regolarmente a scuola, 15 uomini lavoravano con contratto regolare nell’edilizia e 4 adolescenti, dopo anni di dispersione scolastica, avevano intrapreso un percorso di avviamento professionale. Marius, a 17 anni, è passato dall’elemosina a un corso di idraulica e a un tirocinio per riparare le tubature di molte case milanesi. Ora l’ennesimo sgombero mette a rischio questi passi concreti verso l’integrazione.

Il 18 novembre non è solo la data dello sgombero di via Fermi: è anche il diciassettesimo sgombero subito da Cristina, 10 anni, in un solo anno. Quando nel settembre 2008 abitava al campo di via Rubattino, Cristina ha iniziato a frequentare la quarta elementare. Nell’ultimo anno, a causa degli sgomberi, ha perso molti giorni dell’anno scolastico e ha dovuto cambiare tre scuole. La sua famiglia è molto povera; per questo, e non certo per scelta, ha una baracchina al posto della casa. Quando uno sgombero rade al suolo anche quella, rimangono i cavalcavia o un telo di plastica fissato su dei legni. Ha provato a vivere anche sottoterra, sgomberata anche da lì. Cosa perde Cristina ad ogni sgombero? Giocattoli? No, non ne possiede. Vestiti? Ben pochi. Perde invece un riparo dal freddo e dalla pioggia, la bombola e il fornello che le consentono di mangiare qualcosa di caldo.

sabato 13 novembre 2010

Hai mai provato a pensare
che cosa è veramente lo sgombero di un campo rom?


Famiglie (persone concrete, anche anziani e bambini, anche malati) che vivono in baracche costruite con le loro mani con dentro tutto quello che hanno (oggetti concreti: vestiti e coperte per coprirsi, pentole per mangiare, forse qualche giocattolo per i bambini), che IMPROVVISAMENTE si vedono distruggere TUTTO dalle ruspe. E restano per strada, senza un posto dove andare, senza NIENTE per coprirsi: gli sgomberi avvengono anche di notte, anche d’inverno, anche sotto la pioggia. Ci sono stati a Roma bambini rom che, tornati da scuola, non hanno trovato più niente: né la loro “casa”, né i loro genitori.

Da dove viene tutto questo odio? Perche continuano a dirci che la deportazione di un intero popolo serve alla nostra sicurezza? Certo i politici, corrotti e screditati, hanno un interesse diretto a diffondere queste menzogne, per distrarci, dividerci e rimanere attaccati alle loro poltrone. Ma noi abbiamo veramente interesse a crederci?

RAGIONIAMO CON LA NOSTRA TESTA!
NON LASCIAMOCI DIVIDERE!
OPPONIAMOCI ALLA DEPORTAZIONE DEL POPOLO ROM!

Garantire ai Rom e ai Sinti condizioni di vita dignitose e i diritti fondamentali di movimento, di accesso all’istruzione e ai servizi sociali, è il primo passo per costruire, tutti insieme, una società più giusta e pacifica, nella quale starai meglio anche tu!

venerdì 12 novembre 2010

Sui rom il rigore Alemanno non porta a nulla


Il sindaco nel campo momadi di via di Salone
Giovedì 11 novembre i comitati di Pisana-Ponte Galeria e Massimina hanno promosso un'iniziativa in Piazza del Campidoglio come dicono sul loro volantino "per avere certezze che non venga insediato un campo nomadi nel territorio dei Municipi XV e XVI".
La manifestazione segue di alcuni giorni quella già organizzata a Massimina ed i promotori sembrano avere larghezza di mezzi, visto che hanno offerto 5 pullman con partenza da Massimina, Casal Lumbroso e Ponte Galeria. Dispiace il sostegno che Gianni Paris, presidente del Municipio 15, sembra aver dato all'iniziativa: è necessario al più presto aprire un largo confronto nei Municipi 15 e 16.
Ha dichiarato Gianluca Peciola, consigliere della provincia di Roma: " Il sindaco Alemanno aveva detto che entro luglio 2010 ci sarebbero stati 13 campi rom attrezzati, ma è ancora tutto in alto mare. Con i comitati cittadini che protestano preventivamente, senza che nemmeno si sappia dove saranno questi campi.
Sono stati chiusi due servizi importanti, come lo sportello rom dell’Arci e il servizio di contrasto alla mendicità di Boccea, senza offrire alternative."

martedì 9 novembre 2010

Migranti: situazione drammatica, serve confronto nazionale

di Gianni Rinaldini, Coordinatore nazionale Area programmatica "la Cgil che vogliamo"
Non è con azioni di forza che si risolvono i problemi che i lavoratori migranti a Brescia e in altre città hanno posto all’attenzione della pubblica opinione. La nostra solidarietà al dramma dei lavoratori migranti e alle iniziative di lotta in corso si accompagna alla richiesta di un tavolo di confronto col Governo per affermare diritti e tutele.
E’ insopportabile che in diverse realtà i lavoratori e le lavoratrici migranti siano oggetto di una duplice truffa: il pagamento di una tangente a evanescenti imprenditori italiani per essere successivamente relegati alla condizione di clandestinità.
E’ così che si produce un clima di esasperazione e disperazione che rende urgente l’apertura di un confronto a livello nazionale.

sabato 6 novembre 2010

Nuovo pacchetto sull’ordine pubblico

Il secondo pacchetto dell’era Berlusconi. A farne le spese, prostitute e stranieri. Per Maroni, i nuovi limiti alla circolazione sono «in leale collaborazione con l’Ue».
Un decreto legge per le misure urgenti e un disegno legislativo per ciò che richiede il coinvolgimento attivo del Parlamento. Entrambe le strade porteranno alla definizione del secondo pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, uno dei cinque capisaldi del programma in cinque punti che ieri è stato approvato dal Consiglio dei ministri. In un colpo solo nasce l’Agenzia per il nucleare, vengono liberalizzati i collegamenti wi-fi, aumentata la stretta sull’ordine negli stadi, conferiti ulteriori poteri ai sindaci e resa obbligatoria alla nascita la carta d’identità elettronica con tanto di registrazione delle impronte digitali. Ma non solo. Oltre alle regole per la razionalizzazione della sicurezza pubblica, infatti, nel pacchetto finiscono le inquietudini della maggioranza tipizzate e naturalizzate nelle figure della prostituta di strada e del comunitario dell’Est europeo. I due, in misura diversa ugualmente pericolosi, avranno da temere nuove sanzioni. La prima, per il mero fatto, si macchierà di un reato punito con l’arresto fino a quindici giorni.

martedì 2 novembre 2010

Gli immigrati rubano il lavoro agli italiani?

Neanche per sogno.
Anzi, basta guardare il loro curriculum vitae per accorgersi che, in certi casi, proprio gli immigrati fanno lavori inferiori al proprio titolo di studio. Insomma, l’assenza di mobilità lavorativa che caratterizza il lavoro in Italia, sembra colpire in modo più incisivo i cittadini immigrati, penalizzati dalla loro appartenenza etnica. Eppure, meglio degli italiani, sanno adattarsi alla flessibilità. Sono queste alcune conclusioni contenute in un interessante lavoro di Massimiliano Bagaglini, esperto di politiche locali e sviluppo locale, autore del volume “Tra integrazione e subalternità: la mobilità lavorativa degli immigrati”, in uscita in questi giorni per la casa editrice Ediesse (www.ediesseonline.it).

Prendiamo ad esempio la storia di Antonio, che viene dall’Eritrea, laureato in scienze naturali e insegnante di materie scientifiche in un liceo del suo Paese, che in Italia ha fatto l’assistente domiciliare, il giardiniere saltuario, l’assistente domiciliare e, infine, l’addetto a un call center etnico; o quella di Miroslav, ucraino, laureato in giurisprudenza con più di dieci anni di esperienza nel settore della sicurezza nel suo Paese, che in Italia ha svolto i lavori di domestico e baby sitter, badante, addetto al montaggio mobili; o ancora Virgina, romena, che ha una laurea in ingegneria meccanica con specializzazione in tecnologia della costruzione di macchine e che, in Italia dal 2002, ha lavorato come badante e collaboratrice domestica.

lunedì 25 ottobre 2010

Presidio contro il "Piano nomadi" del comune di Roma

sabato 23 ottobre, h. 10.00-14.00, piazza S.Giovanni di Dio (FERMATA AUTOBUS 791)
PRESIDIO CON RACCOLTA DI FIRME E VOLANTINAGGIO
CONTRO IL "PIANO NOMADI" DEL COMUNE DI ROMA

Amnesty International (Monteverde) e Monteverde antirazzista

Regione Puglia: sì alle cure per gli immigrati


Una vittoria della giunta di Vendola
Con la sentenza n. 299/2010 del 22 ottobre, la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Consiglio dei Ministri, che aveva impugnato la legge regionale 32/2009 "Norme per l'accoglienza, la convivenza civile e l'integrazione degli immigrati in Puglia".La suprema corte ha dato ragione alla Regione Puglia: sì alle cure urgenti e alla scelta del medico di base per gli stranieri irregolari.
La legge regionale prevede che ai cittadini comunitari presenti sul territorio regionale che non risultano assistiti dallo Stato di provenienza, privi dei requisiti per l'iscrizione al Servizio sanitario regionale e che versino in condizioni di indigenza, sono garantite le cure urgenti, essenziali e continuative attraverso l'attribuzione del codice Eni (europeo non in regola). Ora è la stessa Corte Costituzionale a benedire questa tesi, mettendo al riparo la circolare dai tagli del governo centrale.

giovedì 21 ottobre 2010

RAZZISMO, IMMIGRAZIONE E POTERE DELL’IMMAGINE.


Cosa è Lampedusa? Un'isola di villeggiatura? Una Alcatraz per immigrati? Oppure un'isola culturalmente regredita in cui i veri immigrati sono quelli che arrivano dall'interno? Dagmawi Yimer, dopo essere sbarcato a Lampedusa nel 2006, trascorse la sua prima settimana in Italia nel centro di accoglienza vicino all'aereoporto. Solamente qualche anno piu' tardi torna armato di videocamera per filmare l'isola che gli ha salvato la vita. Dag scoprirà che quello che pensava un luogo all'avanguardia del benessere si rivela invece un lembo di terra impregnato di contraddizioni, giochi politici e con un'identità alterata dalle distorsioni mediatiche.
IL CINEMA AFRICANO E DELLA DIASPORA, di Vincenzo Valentino, dal sito www.close-up.it
Dal 14 al 16 ottobre 2010, presso l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale, si è tenuto un interessante convegno dal titolo, Razzismo, immigrazione e potere delle immagini, dedicato al cinema africano e della diaspora. Le giornate si sono svolte in un clima di accogliente cordialità e hanno offerto ai partecipanti un programma ricco di spunti con due tavole rotonde, proiezioni di film, interviste agli autori e dibattiti con il pubblico assumendo da subito, vista la peculiarità del tema, una connotazione plurilinguistica e multimediale.
La seconda parte del convegno è stata dedicata al cinema migrante in Italia, alla quale hanno partecipato i film maker Simone Sandretti, Vincent Andrew, Theo Eshetu, Dagmawi Yimer, quasi tutti di origine africana, tranne un torinese. Nel pomeriggio conclusivo sono stati proiettati i film: Akpegi Boys (2010) di Vincent Andrew e Simone Sandretti, Soltanto il mare (2010) di Dagmawi Yimer e Il sangue non è acqua fresca (1996) di Theo Eshetu.

mercoledì 20 ottobre 2010

"Grazie" di Riccardo Staglianò: Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti

"Provate a depennare questi nomi: Ibrahimovic, Kakà, Milito, Trezeguet, Pato, Mutu, Crespo, Zanetti, Lavezzi... Immaginate che dalla prossima partita nessuno di loro scenda in campo. Sarebbe un disastro. Oggi su 933 calciatori della serie A ben 322 sono stranieri. Un esempio da solo rivelatore. La realtà è che senza gli immigrati (compresi i clandestini) tutta l'Italia andrebbe a rotoli. Quasi il 10 per cento del Pil italiano arriva dagli immigrati, una famiglia su dieci dipende da una badante straniera. Anche la Chiesa, anche gli ospedali. In Trentino, nella Val di Non, le mele le raccolgono i senegalesi, in Veneto i nigeriani conciano le pelli per la preparazione dei giubbotti destinati a Hollywood, a Vedelago, nel cuore del leghismo veneto, sono loro ad assicurare il 90 per cento di riciclaggio dei rifiuti. A Reggio Emilia i facchini sono per lo più indiani, in Campania i sikh allevano le bufale, in Sicilia, senza i pescatori tunisini, la flotta di Mazara del Vallo non prenderebbe il mare. E i camionisti? Nel Nordest i due terzi sono albanesi e romeni, nessun italiano è capace di fare i loro turni. E chi terrebbe i nostri vecchi e i nostri bambini? E gli uffici chi li pulirebbe? E il pacco da consegnare? Gli immigrati non vengono a rubarci il lavoro ma a fare i mestieri che noi rifiutiamo. Basta raccontare una giornata di lavoro in Italia per verificare che cosa realmente succede. Da nord a sud".

sabato 16 ottobre 2010

16 ottobre: grande manifestazione Fiom e Cgil


Tutti hanno diritto, senza discriminazione, ad un salario uguale per lavoro uguale; chi lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente, che assicuri a lui ed alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana e integrata, se opportuno, da ogni altro mezzo di protezione sociale. (art. 23 Diritti dell'uomo).

mercoledì 13 ottobre 2010

Attacco del Washington Post: l'Italia chiude la porta ai rom

Milano non è solo la città del risotto e della moda. Ora è diventata la città della “tolleranza zero” per i rom. Inizia così l'articolo con cui oggi il Washington Post apre la prima pagina, dal titolo «L'Italia chiude la porta agli zingari». Sopra, una grande foto di una donna rom in lacrime, e con grande evidenza, sempre in prima pagina, una frase del vice sindaco, Riccardo De Corato: «Sono persone con la pelle scura, non europei come me e te». Secondo il corrispondente da Milano, Antony Faiola, la campagna anti-rom avviata in Francia ormai s'è estesa a molti paesi europei. «Ma ora, con una grande bravata - scrive Faiola - Milano sta prendendo la guida, reagendo a quella che in Italia viene chiamata 'l'emergenza rom»'. «Addebitando alla nuova ondata di immigrati 'gipsy', l' aumento del crimine in città, le autorità locali - scrive il Post - stanno smantellando il più grande campo nomadi autorizzato di Milano, il Triboniano, una affollata baraccopoli di musicisti di strada e lavoratori occasionali che secondo gli inquirenti è un covo di ladri. Nello stesso tempo - prosegue il giornale - il Comune sta abbattendo con i bulldozer centinaia di piccoli campi improvvisati, abitati dagli ultimi arrivati. Quindi sta mettendo in atto uno sfratto di massa in l'altro campo dove molte famiglie nomadi vivevano ormai da tantissimo tempo». Il giornale cita infine le parole di De Corato: «Il nostro obbiettivo finale è non avere nessun campo rom a Milano».

venerdì 8 ottobre 2010

Sciopero immigrati contro caporalato


Protesta nel napoletano, 'oggi non lavoro per meno di 50 euro'
Protesta degli immigrati, per lo piu' ghanesi e nigeriani che vivono tra le province di Napoli e Caserta, contro lo sfruttamento sul lavoro. Centinaia di immigrati, impegnati per lo piu' nell'edilizia e nell'agricoltura, si sono radunati in numerosi presidi esponendo cartelli con la scritta 'Oggi non lavoro per meno di 50 euro'. A quanti passano con le auto spiegano le ragioni della loro protesta lasciando un volantino con il titolo 'Siamo uomini o caporali?'

martedì 5 ottobre 2010

Gli studenti extracomunitari rialzano il livello della dignità umana, di Marco Lodoli


Ridere fa bene, non c’è dubbio. Il malumore occlude, intoppa, ingorga e la vita non scorre più come acqua di fiume o di torrente. Le persone perennemente addolorate e cupe spesso ci sembrano egocentriche, inchiodate ai propri problemi e incapaci di rapportarsi con il mondo. Quindi viva l’allegria, la letizia, il sorriso: cuor contento, Dio l’aiuta. Detto questo, devo però notare con un certo sgomento che negli ultimi tempi in Italia forse si ride anche troppo, o per lo meno si ride anche quando non c’è motivo. A scuola questo è evidente.Credo di essere una persona che ha il senso dell’umorismo, ma rimango interdetto quando assisto a sghignazzamenti inarrestabili durante le ore di lezioni, sganasciamenti da slogatura delle mandibole, risate a crepapelle che si rinnovano da se stesse. Professore, i giovani sono fatti così, ridono perché la vita è bella, ridono perché sono innamorati, ridono perché il mondo è buffo. E fin qui ci siamo. Ma io vedo i miei studenti ridere istericamente, compulsivamente, come per scaricare elettricità nell’aria, anche se nessuno ha detto una battuta, se nessuno è scivolato su una qualche buccia di banana.
Temo che si rida perché oggi questo è lo stile di vita dominante, in televisione ridono tutti, pacche sulle spalle e giù a sbracarsi dalle risate, e i programmi dei comici si moltiplicano, basta un palcoscenico e qualcuno che spari battute a raffica. Da anni ascoltiamo le risate preregistrate nelle sit-com; anche i politici ormai sono diventati dei formidabili barzellettieri. Chi non ride è un poveraccio, un menagramo, un corvetto.

Per fortuna ci sono gli studenti extracomunitari. Loro sono seri, ascoltano in silenzio, sono pensierosi, a volte sorridono, con una certa grazia. La strada che li ha portati fino a questi banchi di scuola è stata dura: miseria, paura, viaggi simili a fughe, e poi umiliazioni, sfruttamento, violenze, speranze andate in fumo. Hanno genitori che sanno quanto la vita sia dura, vecchi che gli dicono: studia, cerca di farti valere, cerca di avere un futuro migliore del nostro passato, di questo amaro presente. Sono seri, questi ragazzi, composti, malinconici. Studiano, sono rispettosi, fanno poche domande. Guardano i loro compagni che sghignazzano e tacciono. Che c’è da ridere? si chiedono in silenzio.Abbiamo bisogno di questi ragazzi, rialzano il livello della dignità umana, ci ricordano che il mondo non è Zelig o Scherzi a parte, che a volte si soffre e che non bisogna lamentarsi troppo né protestare a vuoto, ma stringere i denti e andare avanti, sperando che la strada a un certo punto spiani. Non è il caso di piangersi addosso, ma neanche di farsela sotto dalle risate, sempre e comunque.

Campo Rom nel municipio XVI

Bozza di presa di posizione del Comitato Antirazzista Monteverde
Ribadiamo un no deciso all’attuale piano nomadi, che anche secondo Amnesty International implica “molteplici violazioni dei diritti umani” nei confronti della popolazione Rom/Sinti. Così come vengono concepiti nel suddetto piano, i campi sono luoghi di segregazione, di umiliazione e di limitazione delle libertà fondamentali.
Il ventilato insediamento di un campo Rom all’interno del nostro Municipio, comunque, ci pone di fronte a scelte cruciali. Chiediamo che il XVI Municipio approfitti di questa occasione per dimostrare che una soluzione migliore è possibile: il XVI Municipio si impegni a individuare, all’interno del proprio territorio un’area idonea, il più centrale possibile, per la collocazione dell’insediamento proposto dall’Amministrazione comunale.
Chiediamo altresì che il XVI Municipio, forte di questa sua disponibilità, si impegni a richiedere al Comune un allestimento che assicuri ai nuovi residenti la stabilità abitativa, il rispetto delle strutture sociali e familiari, libertà e diritti fondamentali - di movimento, di ospitalità, di accesso all'istruzione - e condizioni di vita dignitose.

sabato 18 settembre 2010

Il sangue verde al Festival di Venezia

Gennaio 2010, Rosarno, Calabria. Le manifestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un'economia fortemente influenzata dal potere mafioso della 'Ndrangheta. Per un momento l'Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene "sgomberata" e il problema "risolto". Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l'unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale.
E inoltre: Magna, Italia! un racconto fotografico da Rosarno

venerdì 17 settembre 2010

La minestra riscaldata di Sarkozy


Sarkozy in Francia sta cercando di recuperare i consensi persi alzando il tiro contro immigrati e rom. Una ricetta facile che probabilmente userà anche il suo collega Berlusconi – aiutato dai leghisti – nella oramai prossima campagna elettorale nostrana. Una minestra riscaldata riproposta agli ingenui elettori francesi e italiani. Sarkozy ha convocato agli inizi di settembre i ministri degli interni dei Paesi più esposti all’immigrazione africana. Eppure la disciplina dell’immigrazione e dell’asilo rientra inequivocabilmente nello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Ogni accordo tra Stati della Ue fuori dalla cornice procedurale del Trattato di Lisbona sarebbe irrispettoso delle prerogative europee.

giovedì 16 settembre 2010

Roma: l'assessore Marsilio e la cittadinanza


L’assessore Marsilio ha dichiarato stamane che “è grave considerare italiani i bambini nati in Italia”.
Ricordo all’assessore che lo ius soli, ovvero l’acquisto della cittadinanza in base al paese di nascita, è vigente in moltissimi paesi del mondo, quali la Francia e gli Stati Uniti, proprio per consentire la maggiore integrazione possibile agli stranieri nei luoghi connotati da forte immigrazione, come è diventato il nostro paese.
Quindi, cio’ che è considerato “grave” per concezioni arretrate, restrittive e tendenzialmente contrarie all’inclusione e all’integrazione, sarebbe auspicabile invece nel nostro paese, dove lo ius sanguinis non ha più regione di esistere, essendo l’Italia non più connotata dall’emigrazione quanto dall’immigrazione di stranieri, che vivono, lavorano, pagano le tasse nel nostro paese e creano delle famiglie i cui bambini, al di là del loro sangue, della razza, del colore della pelle, nascendo in Italia sono italiani di fatto, parlano la medesima lingua dei loro coetanei, mangiano gli spaghetti e tifano per Totti.
Continueremo in ogni modo a sostenere la strada dell’integrazione e dell’accoglienza, anche combattendo, in sede istituzionale, per il cambiamento delle regole sull’acquisizione della cittadinanza.
Gemma Azuni, consigliera comunale

lunedì 13 settembre 2010

Scuola, ecco la prima B "In classe tutti immigrati"


Presidi, insegnanti e genitori lo avevano predetto già lo scorso gennaio. Il tetto del 30 per cento per gli alunni stranieri nelle prime classi, introdotto dal ministro Gelmini, sarebbe stato impossibile da rispettare, soprattutto nei quartieri multietnici delle grandi città. È successo così che moltissime scuole abbiano chiesto una deroga agli uffici scolastici regionali, determinando una situazione analoga a quella degli anni scorsi per quanto riguarda la composizione delle classi. È il caso dell´ex scuola elementare Pisacane (già al centro delle polemiche proprio per l´elevata concentrazione di studenti immigrati, pari all´ottanta per cento) e della media Pavoni, che domani riprenderà le lezioni con una classe formata solo da bimbi stranieri.
Nella prima B della scuola elementare, infatti, tutti i 19 alunni saranno di origine non italiana, con una prevalenza di bambini cinesi e bengalesi. "L´unico italiano iscritto ha chiesto il nulla osta per il trasferimento" - dichiara la preside.

domenica 5 settembre 2010

Rom: schedature, sgomberi, deportazioni


Un altro bambino è morto bruciato in un campo rom di Roma. Dopo la dichiarazione dello stato d'emergenza, i foto segnalamenti e i censimenti più volte replicati (7.000 rom censiti su 20.000 presunti) gli annunci di aver smantellato 100 insediamenti abusivi, la drammatica morte di un bambino nel rogo di una baracca evidenzia a tutti la realtà.
Negli ultimi due anni l'amministrazione Alemanno ha peggiorato le condizioni di vita dei Rom e dei Sinti, utilizzati come falsa emergenza da sbattere in prima pagina per coprire l'inconcludenza delle politiche messe in campo dalla giunta. I sette campi attrezzati della città sono sovraffollati con un deterioramento delle condizioni igienico sanitarie e della vivibilità; i processi di inclusione sociale e scolastica sono stati compromessi dai trasferimenti, le risorse impegnate per la vigilanza armata e i sistemi di video-sorveglianza.

venerdì 3 settembre 2010

Piazza Farnese, manifestazione contro il razzismo

Domani, sabato 4 settembre, manifestazione contro il razzismo e le discriminazioni contro i Rom anche per contestare le deportazioni in atto in Francia e in Italia nonche' la fallimentare politica dei campi nomadi su cui si e' sbagliato in passato e si continua a sbagliare anche oggi.
In questi anni la situazione dei nomadi nella Capitale e' progressivamente peggiorata. Roma e' stata persino oggetto dei richiami e delle osservazioni degli organismi internazionali. Il tragico episodio avvenuto pochi giorni fa a Muratella, ha messo in luce il fallimento definitivo delle politiche per i Rom di questi anni tanto da rendere necessario un ripensamento radicale delle iniziative sin qui adottate.
La politica dei campi nomadi, infatti, ha solo favorito un processo di emarginazione e di allontanamento di questa comunita' dalla citta', quando sarebbe stato necessario promuovere interventi per favorire, in modo incisivo, le politiche di accoglienza e la scolarizzazione dei bambini.
E' in atto una pericolosa sovrapposizione tra il tema della sicurezza e la questione nomadi, che sta alimentando una attivita' persecutoria nei confronti delle popolazioni Rom e Sinti. Una deriva che chi crede nei diritti umani e nella dignita' della persona ha il dovere di contrastare con forza.

venerdì 13 agosto 2010

Immigrazione: a Riace (RC), un modello di integrazione possibile

Un paese italiano accoglie i rifugiati a braccia aperte. Un villaggio globale nell’angolo più povero di una delle regioni più povere dell’Italia”. Questo il titolo di un recente reportage del settimanale tedesco Der Spiegel su Riace, cittadina del versante ionico calabrese. Il sindaco Domenico Lucano sottolinea con orgoglio: «Un luogo che una volta la gente lasciava è diventato ora un posto di accoglienza».
Un articolo di Patrizia Bonelli pubblicato sul quotidiano TERRA

mercoledì 7 luglio 2010

Prigionieri in Libia

Cari amici,

Crediamo che la vicenda dei prigionieri eritrei in Libia, meriti la nostra attenzione. La storia portata alla luce da Fortress Europe e poi da l'Unita', dimostra quanto sia stato scellerato l'accordo con la Libia.
Al di là delle accuse c'è però una battaglia di fondo, ideale, ed è quella di salvare le vite di queste persone a cui e' stata tolta la dignita' ancor prima di essere rinchiuse in quelle prigioni e, li', poi torturate.
Ecco perche' crediamo che questa sia una battaglia che spero possa muovere anche le coscienze e rendere consapevoli degli errori di chi quell'accordo lo ha firmato.

Per questo vi chiedo di essere numerosi, giovedi 8, alle ore 17, a Piazza Montecitorio, per chiedere il rispetto di quella gente.

mercoledì 30 giugno 2010

Immigrazione. Consiglio d'Europa ammonisce l'Italia: rispettare sentenze della Corte sui diritti umani

L'Italia viene di nuovo richiamata dal Consiglio d'Europa a rispettare le sentenze della Corte di Strasburgo che chiedono di non espellere immigrati verso Paesi in cui rischierebbero di essere sottoposti a trattamenti degradanti o addirittura alla tortura. E' il monito di Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa: egli spiega che quando i giudici europei intimano allo Stato di non dare esecuzione al provvedimento di espulsione "la paura che queste persone verrebbero maltrattate e torturate e' ben fondata" e che in alcuni casi ai ricorrenti non espulsi e' stato riconosciuto lo status di rifugiato.
Nel suo messaggio Hammarberg fa un esplicito riferimento all'Italia che non ha seguito l'indicazione della Corte gia' quattro volte. Nel 2009 la Corte ha ricevuto oltre 2 mila richieste di persone colpite da un ordine di espulsione e ha applicato la regola 39 nel 27% dei casi.

lunedì 28 giugno 2010

Ostiense, SOS per i profughi afgani

Il villaggio degli afgani
Non c'è più nemmeno la fontanella per dissetarsi o lavarsi. Nelle tende da otto poi si dorme in venti. Con il freddo non ci si faceva troppo caso, ma con il caldo è tutta un'altra storia. E i servizi igienici lì non sono mai esistiti. E' la fotografia della stazione Ostiense, dove da anni circa 150 rifugiati politici, soprattutto afgani, vivono in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Il 27% sono bambini. A lanciare l'allarme sono i Medici per i diritti umani (Medu) e la Rete di tutela dei rifugiati afgani di Roma. Loro, i rifugiati, vivono nel terrore di essere sgomberati.
"E' inaccettabile - spiega il medico Alberto Barbieri di Medu - che nel centro di Roma decine di richiedenti asilo e rifugiati siano costretti a vivere in un insediamento al di sotto dei qualsiasi standard minimo di accoglienza previsto per i campi profughi in ogni parte del mondo".

Lettera dei detenuti del Cie di Ponte Galeria


A tutte le persone che vivono in questo paese
A tutti coloro che credono ai giornali e alla televisione
Qui dentro ci danno da mangiare il cibo scaduto, le celle dove dormiamo hanno materassi vecchi e quindi scegliamo di dormire per terra, tanti tra di noi hanno la scabbia e la doccia e i bagni non funzionano. La carta igienica viene distribuita solo 2 giorni a settimana, chi fa le pulizie non fa nulla e lascia sporchi i posti dove ci costringono a vivere.
Ci sono detenuti che vengono dai CIE e anche dal carcere che sono stati abituati a prendere la loro terapia ma qui ci danno sonniferi e tranquillanti per farci dormire tutto il giorno. Quando chiediamo di andare in infermeria perché stiamo male, l’Auxilium ci costringe ad aspettare e se insistiamo una banda di 8-9 poliziotti ci chiude in una stanza con le manette, s’infilano i guanti per non lasciare traccia e ci picchiano forte.
Per fare la barba devi fare una domandina e devi aspettare, 1 giorno a settimana la barba e 1 i capelli. Non possiamo avere la lametta. Ci chiamano ospiti ma siamo detenuti. Quello che ci domandiamo è perché dopo il carcere dobbiamo andare in questi centri e dopo che abbiamo scontato una pena dobbiamo stare 6 mesi in questi posti senza capire il perché. Non ci hanno identificato in carcere? Perché un’altra condanna di 6 mesi?
Tutti noi non siamo d’accordo per questa legge, 6 mesi sono tanti e non siamo mica animali per questo hanno fatto lo sciopero della fame tutti quelli che stanno dentro il centro e allora, la sera del 3 giugno, è cominciata così: ci hanno detto: "se non mangi non prendi terapie" ma qui ci sono persone con malattie gravi come il diabete e se non mangiano e si curano muoiono. Uno di noi è andato a parlare con loro e l’hanno portato dentro una stanza davanti l’infermeria dove non ci sono telecamere e l’hanno picchiato. Così la gente ha iniziato ad urlare di lasciarlo stare. In quel momento sono entrati quasi 50 poliziotti con il loro materiale e con un oggetto elettrico che quando tocca la gente, la gente cade per terra. Le guardie si sono tutte spostate sopra il tetto vicino la caserma dei carabinieri qui dentro, dove sta il campo da calcio. Dalla parte sinistra sono entrati altri 50 poliziotti.
Quando abbiamo visto poliziotti, militari, carabinieri, polizia, finanza e squadra mobile ufficio stranieri (che sono i più infami) sui tetti, uno di noi ha cercato di capire perché stavano picchiando il ragazzo nella stanza. «Vattene via sporco » un poliziotto ha risposto così. In quel momento siamo saliti tutti sopra le sbarre e qualcuno ha bruciato un materasso e quindi i poliziotti si sono spaventati e sono andati fuori le mura per prendere qualcuno che scappava.
Da quella notte non ci hanno fatto mangiare né prendere medicine per due giorni. Abbiamo preso un rubinetto vecchio e abbiamo spaccato la porta per uscire e quando la polizia ha visto che la porta era aperta hanno preso caschi e manganelli e ha picchiato il più giovane del centro, uno egiziano. L’hanno fatto cadere per terra e ci hanno picchiati tutti anche con il gas, hanno rotto la gamba di un algerino e hanno portato via un vecchio che la sua famiglia e i sui figli sono cresciuti qui a Roma, hanno lanciato lacrimogeni e hanno detto che noi abbiamo fatto quel fumo per non far vedere niente alle telecamere. Così hanno scritto sui giornali. Eravamo 25 persone e alcune uscivano dalla moschea lontano dal casino, ma i giornali sabato hanno scritto che era stato organizzato tutto dentro la moschea e ora vogliono chiuderla. La moschea non si può chiudere perché altrimenti succederebbe un altro casino.
Veniamo da paesi poveri, paesi dove c’è la guerra e ad alcuni di noi hanno ammazzato le famiglie davanti gli occhi. Alcuni sono scappati per vedere il mondo e dimenticare tutto e hanno visto solo sbarre e cancelli. Vogliamo lavorare per aiutare le nostre famiglie solo che la legge è un po’ dura e ci portano dentro questi centri. Quando arriviamo per la prima volta non abbiamo neanche idea di come è l’Europa. Alcuni di noi dal mare sono stati portati direttamente qui e non hanno mai visto l’Italia.
La peggiore cosa è uscire dal carcere e finire nei centri per altri 6 mesi. Non siamo venuti per creare problemi, soltanto per lavorare e avere una vita diversa, perché non possiamo avere una vita come tutti? Senza soldi non possiamo vivere e non abbiamo studiato perché la povertà è il primo grande problema. Ci sono persone che hanno paura delle pene e dei problemi nel proprio paese. Per questi motivi veniamo in Europa.
La legge che hanno fatto non è giusta perché sono queste cose che ti fanno odiare veramente l’Italia. Se uno non ha mai fatto la galera nel paese suo, ha fatto la galera qua in Italia. Vogliamo mettere apposto la nostra vita e aiutare le famiglie che ci aspettano.
Speriamo che potete capire queste cose che sono veramente una vergogna.
Un gruppo di detenuti del CIE di Ponte Galeria (Roma)

sabato 26 giugno 2010

Mostra fotografica «Coraggio, si ricomincia!»

Fino al 18 luglio l’Ospedale San Camillo Forlanini (circonvallazione Gianicolense 87)

Si intitola «Coraggio, si ricomincia!» la mostra fotografica promossa da Commercity in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e l’associazione Salvamamme all'ospedale San Camillo: racconta le storie di persone disperate che però hanno trovato il riscatto e una vita migliore grazie anche alla rete della solidarietà. In questa foto Carmelo, che dopo una malattia aveva abbandonato la sua casa, sostituendo le lenzuola con i cartoni (foto di Manolo Cinti)

domenica 20 giugno 2010

20 giugno, Giornata Mondiale del Rifugiato: ai profughi afgani a Roma viene negato anche l’accesso all’acqua


Nella Giornata Mondiale del Rifugiato, Medici per i Diritti Umani (MEDU) e la Rete di tutela dei rifugiati afgani (Roma) tornano a chiedere alle istituzioni competenti che vengano garantite condizioni di accoglienza dignitose agli oltre cento profughi, per la grande maggioranza afgani, costretti a vivere in condizioni alloggiative e igienico-sanitarie disastrose presso la stazione Ostiense a Roma. Nelle ultime settimane, con l’arrivo del caldo, le condizioni di vita dei profughi sono state rese, se possibile, ancora più difficili dalla chiusura della fontanella che costituiva l’unico punto di distribuzione d’acqua a loro disposizione. MEDU e le altre associazioni che operano sul campo ritengono assolutamente inaccettabile che, ormai da anni, nel centro di Roma decine di richiedenti asilo e rifugiati siano costrette a vivere in un insediamento al di sotto di qualsiasi standard minimo di accoglienza previsto per i campi profughi in ogni parte del mondo.

Medici per i Diritti Umani, insieme alla Rete cittadina di tutela, rivolge un appello alle istituzioni, ed in particolare alle amministrazioni comunale e regionale nonché al Ministero dell’Interno, affinché la Giornata Mondiale del Rifugiato sia un’occasione per adottare iniziative immediate e concrete volte a garantire livelli minimi di accoglienza e di integrazione ai molti richiedenti asilo e rifugiati che vivono a Roma in situazioni di estrema precarietà.

Iniziative che saranno al centro del
Convegno cittadino ‘Richiedenti asilo e rifugiati a Roma: per una nuova politica dell'accoglienza. La 'questione Ostiense', oltre l’emergenza ’, promosso per il prossimo 30 giugno dalla Rete di Tutela dei Rifugiati Afgani presso la Sala della Pace di Palazzo Valentini (h. 15.00).

martedì 8 giugno 2010



Mercoledì 9 Giugno 2010 - ore 18.30-20.30 Planetarietà – Via P. Falconieri 84 (Monteverde)

Il Gruppo 105 di Amnesty International e Monteverde Antirazzista invitano alla tavola rotonda. Non si sgomberano i diritti umani.
I diritti abitativi: testimonianze e progetti in difesa di uno dei principali diritti economico-sociali. La pratica degli sgomberi forzati, una grave violazione dei diritti umani, ha subito di recente un notevole incremento.

sabato 5 giugno 2010

2) Il Cie di Ponte Galeria è un luogo di segregazione.

Disordini al Cie di Ponte Galeria: alcuni stranieri reclusi nel Centro di identificazione ed espulsione di Roma sono usciti dalle loro stanze e hanno inscenato una violenta protesta. Tra materassi bruciati, finestre rotte e mobili e transenne divelti, qualcuno è salito sul tetto della struttura, qualcun altro si è arrampicato sulle recinzioni. Cinque immigrati sono riusciti a fuggire, mentre altri nove sono stati arrestati per danneggiamento.
«Nel Cie di Ponte Galeria vigono condizioni peggiori di qualsiasi istituto penitenziario italiano. Non vi è alcuna trasparenza e non sono consentite visite a soggetti esterni. Un fatto inaccettabile». E' il commento di Luigi Nieri e Filiberto Zaratti, consiglieri del Gruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio: «Ci giungono voci di maltrattamenti all'interno della struttura che sarebbero all'origine delle contestazioni. - prosegue la nota dei consiglieri - Si tratta di denunce molto gravi sulle quali occorre fare immediatamente luce».

domenica 30 maggio 2010

1) Il Cie di Ponte Galeria è un luogo di segregazione.

Negate le funzioni ispettive ai consiglieri regionali, di Luigi Nieri
Entrare nel Cie di Ponte Galeria è ogni volta una esperienza terrificante. Si tratta di un vero e proprio luogo di reclusione dove vengono negati diritti fondamentali e in cui le condizioni di vita sono di estrema difficoltà. Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente presenti 171 uomini e 121 donne. Nel corso della visita abbiamo potuto raccogliere testimonianze preoccupanti e storie incredibili. Come quella di E., proveniente dal Marocco, che sta cercando invano di far valere l'atto attraverso il quale la magistratura ha sancito di non dover procedere alla sua espulsione. O come quella di Youssi H.S. che, dopo aver fatto un lungo sciopero della fame, è ancora recluso nella struttura, mentre fuori l'attendono la moglie italiana e la figlia di 2 anni.

Il Cie di Ponte Galeria è peggiore di un carcere, è un luogo di segregazione. Ne è la prova il fatto che nelle strutture penitenziarie i consiglieri possono svolgere le normali funzioni ispettive. A Ponte Galeria è stato negato ai consiglieri regionali di portare con sé una delegazione di avvocati e collaboratori. Le procedure per la richiesta di autorizzazione, inoltre, sono estremamente complesse, molto più che in carcere. Anche questo è un segnale di scarsa trasparenza.
E' inaccettabile che in una simile struttura siano recluse persone che non hanno commesso alcun reato e che queste possano essere trattenute per un periodo di 6 mesi Non possiamo accettare che sia riservato un simile trattamento a chi ha la sola colpa di essersi trovato nel momento sbagliato sul suolo di un paese razzista.

giovedì 27 maggio 2010

Amnesty International accusa il governo italiano


L'annuale report di Amnesty International accusa il governo per i respingimenti in mare che mettono in pericolo gli immigrati. L’accusa è stata respinta dal ministro degli Esteri Frattini: "Il rapporto di Amnesty è indegno”, dice il ministro " e lo respingo al mittente”. Per Amnesty International 'Italia spicca come "un Paese pieno di lacune", che ha ricevuto circa 90 raccomandazioni per la violazione dei diritti degli immigrati, dei rifugiati e dei richiedenti asilo. "Gli sforzi delle autorità per controllare l'immigrazione hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo", si legge nel rapporto, che ricorda come a gennaio il gruppo di lavoro della Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria abbia criticato il nostro paese per i centri di identificazione ed espulsione.

venerdì 21 maggio 2010

RIUNIONE di MONTEVERDE ANTIRAZZISTA

La riunione di Monteverde antirazzista è fissata a giovedi 27 maggio alle ore 20 per discutere e decidere insieme sulle iniziative da prendere per il mese di giugno.

giovedì 27 maggio ore 20.00
presso la sede del "Granello di senape",
via Duchessa di Galliera 61

venerdì 14 maggio 2010

Libreria Griot- Trastevere- Documentario Cara Italia

domenica 16 maggio 2010 h. 18.30 - 20.30 presso la Libreria Griot in Via di Santa Cecilia 1/a (Trastevere) proiezione del documentario "C.A.R.A. Italia" ; incontro con il regista Dagmawi Yimer e i due protagonisti.
Hassan e Abubaker, ragazzi somali di 20 e 21 anni, cresciuti insieme a Mogadiscio durante la guerra civile. La loro amicizia è quasi un destino: compagni di classe alle elementari, si sono ritrovati a Tripoli durante la fuga verso l’Europa e infine nel C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto, un centro di prima accoglienza per rifugiati a quaranta chilometri da Roma. Attraverso la voce di Hassan, il documentario racconta l’attesa del riconoscimento dello status di rifugiato nel vuoto del centro e lo smarrimento dopo averlo ottenuto, senza sapere più dove dormire.

martedì 11 maggio 2010

Ci governa bella gente

Moratti: normale che un clandestino delinqua
"I clandestini che non hanno un lavoro regolare, normalmente delinquono". Ad affermarlo è il sindaco di Milano, Letizia Moratti, durante un convegno all'Università Cattolica di Milano dedicato all'immigrazione. L'affermazione pronunciata dal sindaco alla presenza del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha suscitato diversi brusii di disapprovazione da parte del pubblico in platea. Il sindaco Moratti ha rinnovato il suo appello al Viminale a modificare il reato di clandestinità per rendere possibili espulsioni rapide nel caso lo straniero irregolare sia in attesa di un processo per altri reati.

Maroni, anche in Italia rischi banlieue parigine
Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha sottolineato che in Italia esistono rischi che accadano rivolte come nelle banlieu di Parigi ed ha sottolineato la necessità dello sviluppo di sinergie tra ministero dell'Interno, università e autonomie locali attraverso il coinvolgimento dell'Anci. Maroni ha detto che sono necessarie azioni in grado di coinvolgere il governo, il ministero dell'Interno ma soprattutto i comuni e i sindaci.

sabato 8 maggio 2010

Roma XVI con l'Africa": una tavola rotonda ed una festa


Martedì 11 Maggio alle 17.30, Liceo Scientifico Morgagni, Via Fonteiana 125
Tavola rotonda promossa da RomaXVI con l'Africa sul cosiddetto “Pacchetto sicurezza e i Centri di identificazione ed espulsione (Cie)". E’ prevista la partecipazione dell’onorevole Livia Turco, per gli aspetti politici e le prospettive, di Mosè Zerai che racconterà la sua esperienza nei Centri, di Giuseppe Cricenti per la storia della legislazione sul tema; moderatore Maurizio Gressi, autore di un libro Bianco sui Cie.

Domenica 16 Maggio, dalle 9.30 alle 19, a Villa Pamphili, ingresso da Largo San Pancrazio:
VII edizione di “In festa con l’Africa”. Maratona, mercatino etnico, spettacolo di musiche e danze africane, laboratori.

venerdì 30 aprile 2010

1° Maggio a Rosarno.

Il primo maggio di quest'anno sarà dedicato ai lavoratori immigrati di Rosarno. I sindacati hanno promosso proprio nella cittadina della Piana di Gioia Tauro la tradizionale manifestazione con i segretari nazionali. La cittadina calabrese, balzata all'attenzione mediatica dopo “la rivolta di Rosarno” avvenuta il 7 gennaio scorso, è diventata la città simbolo della cultura della legalità e dei diritti dei lavoratori.
La festa dei lavoratori di quest'anno ha un valore simbolico molto forte e chiaro, per la prima volta si mettono in relazione fra loro diritto al lavoro, immigrazione e lotta alle mafie. E tutto questo si fa da una cittadina del sud dove lavoro nero e disoccupazione sono piaghe strutturali da cui la malavita trae vantaggio e lucro.

e inoltre
1 MAGGIO SOLIDALE ANTIRAZZISTA A ROMA
Roma - via del Pigneto (area pedonale)

ore 10 presidio - ore 13 pranzo solidale interetnico

mercoledì 28 aprile 2010

Immigrati, Europa contro i respingimenti.

"Nella sua forma attuale, la politica italiana consistente nell'intercettare migranti in mare e nel costringerli a tornare in Libia o in altri Paesi non europei, rappresenta una violazione del principio di non-respingimento". E' quanto sostiene il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) del Consiglio d'Europa che ha pubblicato il rapporto relativo alla visita condotta nel luglio 2009 in Italia.
Il Comitato sottolinea che, "l'Italia e' vincolata al principio di non-respingimento indipendentemente dal luogo in cui essa eserciti la sua giurisdizione, il che non esclude l'esercizio della stessa attraverso il proprio personale e le navi coinvolte nella protezione dei confini o nel soccorso in mare, anche quando operino al di fuori delle acque territoriali. Inoltre, tutte le persone che rientrano sotto la giurisdizione dell'Italia dovrebbero poter avere la possibilita' di richiedere la protezione internazionale e di fruire delle strutture necessarie".......
Secondo quanto emerso dal Rapporto, "la Libia non puo' essere considerato un paese sicuro in termini di diritti umani e di diritti dei rifugiati. La situazione delle persone arrestate e detenute in Libia, compresi i migranti, i quali corrono inoltre il rischio di essere espulsi in altri paesi, indica che coloro che sono rinviati verso la Libia rischiano di essere vittime di maltrattamenti.

sabato 17 aprile 2010

Emergenza afgani a Roma

Contro la chiusura del centro per i rifugiati dell' ospedale Forlanini
A Roma esiste da anni un grave problema di accoglienza per i richiedenti asilo e rifugiati afgani, molti dei quali sono obbligati a vivere sulla strada nei pressi della stazione Ostiense in condizioni disumane, privati, oltre che dei servizi più elementari, dei propri diritti fondamentali.
Fuggendo dalla violenza di una guerra, che anche il nostro Paese sta combattendo, giungono a Roma al termine di un viaggio lungo e pericoloso. Circa un centinaio di essi, tra cui alcuni minori, che vivono oggi accampati nei pressi della stazione, sono minacciati da uno sgombero imminente.

Una soluzione parziale e temporanea era stata trovata per altri 90 ragazzi richiedenti asilo politico, nell’ambito del Piano Freddo, presso un padiglione dell’ospedale Forlanini. Dopo la cessazione del Piano (31 marzo), il centro ha continuato a funzionare autogestito da Medici per i Diritti Umani (MEDU) e senza ricevere alcun sostegno economico, logistico e organizzativo da parte delle istituzioni. Ora anche questi rischiano di tornare sulla strada, in seguito alla chiusura annunciata dal Comune per il prossimo 20 aprile. La situazione attuale si configura come una vera e propria crisi umanitaria prolungata nel tempo che non può in alcun modo essere risolta se si continua ad affrontarla come un problema occasionale né tanto meno come una questione di ordine pubblico o di decoro urbano.
Noi chiediamo:
· Il mantenimento del centro di accoglienza presso il Forlanini con i suoi 90 posti, primo passo per offrire riparo dignitoso a tutti i rifugiati.
· Un Tavolo inter-istituzionale per la risoluzione del problema in cui a fianco del Comune di Roma e delle altre istituzioni competenti (Ministero dell’Interno, Regione, Provincia) vengano coinvolte le associazioni e le istanze della società civile.
· Un punto di primo orientamento e di assistenza ai profughi afgani, particolarmente vulnerabili per la loro giovane età e spesso disinformati sui loro diritti, nei pressi della Stazione Ostiense.
CdB S.Paolo, Luoghi Comuni Garbatella, MEDU, Medici contro la tortura, Monteverde Antirazzista, Strike, Yomigro - info: www.mediciperidirittiumani.org

lunedì 12 aprile 2010

Espulsi da scuola e accompagnati a casa durante l’orario di mensa

Caccia ai bambini che non pagano il pranzo: si allarga il fronte della Lega Nord.
Dopo vari esempi di bambini della scuola materna messi a pane ed acqua perchè i loro genitori non pagano il pranzo, ad Adro nel Bresciano, c'è stata una sostanziale escalation in questa guerra che gli amministratori leghisti stanno scatenando contro bambini di cinque, sei anni: li allontanano dalla scuola, gli sospendono il diritto alla formazione, cancellano l'obbligo scolastico, utilizzando i servizi sociali per "accompagnare" i bambini a casa durante l'orario della mensa. E' un segnale di un agghiacciante e barbarico approccio istituzionale, perché interpreta le responsabilità e le attività sociali affidate ai Comuni non in termini di accoglienza e sostegno alla cittadinanza, ma come braccio armato delle decisioni del primo cittadino. 



Ultim'ora! martedì 12 aprile

ANONIMO SALDA DEBITO di 10.000 EURO

Inaspettato epilogo della vicenda della mensa scolastica nel Comune di Adro (Brescia) dove la giunta leghista, subito dopo il rientro dalle ferie pasquali, aveva precluso il servizio a 42 bambini figli di famiglie povere (in larga maggioranza immigrate) non in regola con il pagamento delle rette. Un cittadino del luogo che ha preferito rimanere anonimo ha messo mano al portafogli e saldato il debito - quasi 10mila euro - scrivendo una dura lettera al Comune: "Io non ci sto: sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignita'. Ho vissuto i primi anni di vita in una cascina come quella del film l''albero degli zoccoli'. Ho studiato molto e ho ancora intatto il patrimonio di dignita', inoltre ho guadagnato soldi per vivere bene. Per questo ho deciso di saldare il debito dei genitori dei bambini di Adro".