venerdì 14 gennaio 2011

Rosarno un anno dopo, giovedì 20 gennaio- h.18- cinema Farnese


Gli africani nel 2011 in gran parte non sono tornati, si vedono in giro solo all’alba e in gruppi divisi per nazionalità: guineani, malesi, ghanesi, pochissimi nigeriani, molti burkinabé e ivoriani. Sono molto meno della metà dei 2500, presenti al momento della rivolta, quando la chiusura delle fabbriche del Nord li spinse verso i campi del Meridione.
«Abbiamo registrato 800 presenze di migranti», conta Peppe Pugliese dell’Osservatorio Migranti CalAfrica, mentre porta in giro un pastore della chiesa Evangelica, a distribuire coperte.
«Conviene raccogliere le clementine, i mandarini, almeno rendono 20 centesimi, qui si deve affrontare una universale crisi del lavoro nell’agroalimentare meridionale, delle condizioni di lavoro e dei flussi di manodopera: a questi prezzi non conviene assumere, forse nemmeno produrre», allarga le braccia Antonino Calogero della Cgil locale. Per i braccianti la paga continua ad essere da 20 o 25 euro a giornata. Si comincia alle 5 sulla statale poi alle 8, finita la contrattazione col padroncino che può lucrare sulla tua schiena 10 euro, ti ritrovi nel “giardino”. Alle 5 è buio, tutti a casa. Quale casa? Dormono in casolari di campagna. Hanno paura della caccia. «Da ottobre in bande girano per i casolari a controllare quanti siano gli africani», spiega sconsolato un parroco.

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